Trento, 6 agosto 2017 – L’ultimo allarme sulla tenuta del sistema pensionistico italiano arriva dai dati del Fondo monetario internazionale. Nonostante le molte riforme, a partire da quella Dini di 22 anni fa fino alla Fornero del 2011, la spesa pensionistica del Belpaese cresce più delle attese ed è prevista in aumento fino al 16,3% del Pil nel 2040 con il ritiro dei baby boomers. Lo scenario potrebbe anche peggiorare in presenza di una crescita futura anemica simile a quella che stiamo attrversando in questi anni. Quelli messi peggio però sono i giovani, i nati dopo il 1980 in particolare, che hanno conosciuto lunghi periodi di precarietà con una contribuzione discontinua. In media potrebbero andare in pensione con un minimo di tre e un massimo di 6 anni in più rispetto ai genitori, rischiando di dover lavorare fino a 73 anni per riuscire a maturare il limite minimo di accesso al trattamento pensionistico che è pari ad 1,5 volte l’assegno sociale (670 Euro). Allo studio forme di paracadute sociale come il taglio del cuneo fiscale per i contratti stabili dei giovani, il rafforzamento di politiche attive del lavoro e il riscatto gratuito della laurea. (Per chi volesse approfondire si segnala l’articolo a pag 3 de Il Sole24Ore del 6 agosto).