Trento, 11 agosto 2018 – L’ultimo segnale d’allarme sul rapporto giovani-lavoro in Italia è stato lanciato ieri dal Rapporto 2018 della Fondazione Visentini che per la prima volta ha misurato il divario generazionale avvalendosi di 27 indicatori calcolati, fra gli altri, su abitazione, disoccupazione, reddito  e ricchezza, salute, credit crunch (stretta creditizia) ed educazione. Tutti i dati relativi al divario economico-sociale sono correlati al tema del lavoro: è la mancanza del lavoro la causa dell’aggravarsi della condizione giovanile. Nel 2030 la ricchezza delle famiglie “under 35” sarà 20 volte inferiore alla media; nel 2014 il rapporto era di 1 a 7 (il patrimonio della famiglia under 35 era sette volte inferiore al patrimonio delle famiglie medie). I dati sull’erogazione dei mutui parlano ancora più chiaro:  nel 2004 la percentuale dei mutui erogati alle famiglie under 35 era pari al 48,4% del totale,  nel 2014 al 33,9%.  Secondo Istat a giugno 2017 la disoccupazione fra i 15-24 anni in Italia raggiungeva il 35,4% (16,7% media Ue) e fra i 25 e i 34 anni il 17,4% (11,1% media Ue). L’ autore del rapporto, Luciano Monti, docente alla Luiss di Roma, ritiene che in futuro “i giovani italiani potranno contare su un’entrata netta per “sopravvivere” e soddisfare le spese primarie, ma che non permetterà loro di risparmiare ed accumulare ricchezza ” con il rischio di un “progressivo azzeramento dei patrimoni delle famiglie under 35 o di patrimoni negativi”. Nessun sindacato può ignorare che il futuro del benessere dei lavoratori coincide con il futuro di un lavoro dignitoso e che l’aspetto centrale della questione sta nella soluzione del disagio occupazionale giovanile. In Fenalt c’è la consapevolezza che anche il futuro del sindacato sta nel miglioramento del rapporto giovani-lavoro.