Trento, 15 agosto 2017 – Con la sentenza 19725/2017 la Corte di cassazione ha affermato il principio secondo cui, in presenza di mansioni promiscue, il riconoscimento dell’attribuzione di mansioni superiori non dipende dal numero di ore espletate nelle attività superiori rispetto a quelle abituali, ma dalla mansione che risulta connotata da un maggior contenuto professionale, a condizione che lo svolgimento non sia stato sporadico o occasionale, ma basato su una frequenza predeterminata dal datore di lavoro allo scopo di sostituire altrettante posizioni vacanti.