Trento, 16 agosto 2017 – Joseph E. Stiglitz, premio Nobel per l’Economia nel 2001, ha recentemente dato alle stampe un interessante saggio dal titolo “L’Euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa” (edito in Italia da Einaudi) in cui l’autore attacca con dovizia di argomentazioni i presupposti ideologici – in gran parte di matrice “neoliberista” – che sottendono la costruzione del sistema monetario europeo, e ne svela il peso che hanno avuto nella crisi economico-finanziaria del 2008. Centrale nella riflessione del Premio Nobel è il ruolo dell’Euro che, in quanto divisa unica gestita dalla Bce in funzione del solo controllo dell’inflazione, ha privato i Paesi più deboli di alcuni strumenti importanti per far fronte alle recessioni, primo fra tutti, la possibilità di svalutare la moneta a fini competitivi. Nell’ideologia neoliberista di chi ha progettato l’Eurozona, infatti, albergava la solida convinzione che “se solo lo Stato fosse riuscito a mantenere l’inflazione bassa e stabile, i mercati avrebbero assicurato crescita e prosperità a tutti” (p. 12). I fatti – come mostra Stiglitz – l’hanno smentita, e hanno mostrato che in molti i casi la strategia delle élites economico-finanziarie europee per il riaggiustamento degli equilibri commerciali dei Paesi in difficoltà  è passata attraverso meccanismi di svalutazione interna (taglio dei bilanci statali, riduzione dei costi di produzione attraverso il contenimento del valore reale dei salari, aumento della disoccupazione, indebolimento dei sindacati). In altre parole i costi della recessione si sono fatti pagare ai soliti noti: i lavoratori (“In una lettera segreta al primo ministro spagnolo Zapatero – pubblicata da quest’ultimo nelle proprie memorie – Trichet (ex presidente Bce ndr) era arrivato al punto di accennare – anzi, più che accennare – di essere disposto ad aiutare le banche spagnole se, e solo se, il paese avesse accettato di attuare riforme del mercato occupazionale finalizzate ad una riduzione dei salari e della tutela del lavoro” pp. 159-160). Il che – secondo Fenalt  – avvalora ulteriormente la convinzione – se ce ne fosse ancora bisogno – del ruolo fondamentale del sindacato in un’epoca in cui i costi della presunta efficienza dei mercati si mettono sul conto dei lavoratori. Dopo aver attentamente approfondito tutti i motivi di debolezza dell’attuale architettura dell’Euro, nella seconda parte del volume Stiglitz passa in rassegna le riforme necessarie per fare della moneta unica uno strumento di benessere e sviluppo per l’intera Eurozona.

Joseph E. Stiglitz, L’Euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa, Einaudi, Torino 2017