Trento, 28 agosto 2017 – Il Sole24Ore del 28 agosto pubblica nella sezione Norme e tributi un interessante approfondimento sullo smart working  o “lavoro agile”. Non parliamo di un ennesimo contratto di lavoro, ma semplicemente di una forma diversa di esecuzione del lavoro subordinato. Quali sono le sue caratteristiche? Si tratta di una modalità introdotta dalla legge per favorire la conciliazione del rapporto famiglia-lavoro. Nello smart working non ci sono precisi vincoli di orario né di luogo di lavoro. Sulla base di un accordo individuale sottoscritto fra datore di lavoro e dipendente (anche nell’ambito di intese sindacali), quest’ultimo potrà svolgere la propria prestazione per un certo periodo sul luogo di lavoro e per il rimanente ovunque egli decida in base a tempi e obiettivi concordati. Il lavoratore dovrebbe essere libero di determinare autonomamente le forme della prestazione con il solo vincolo della durata massima dell’orario in funzione del raggiungimento dell’obiettivo fissato (non è ammesso straordinario).
Così è possibile lavorare fuori sede (da casa o da qualsiasi altro posto) restando collegati via internet e telefono con l’ufficio. Il dipendente deve garantire reperibilità ed è coperto dall’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. A differenza della vecchia forma di “telelavoro” il dipendente non è tenuto ad essere dotato di una postazione che soddisfi tutti i requisiti di sicurezza, confort ed ergonomia richiesti per quella presente in ufficio. Pertanto non sono neppure previste visite ispettive, proprio per la libertà cui si ispira tale modello.  Lo smart working è una realtà anche per la Pubblica amministrazione sulla base della legge n. 81 del 22 maggio 2014, artt. 18-24 (Riforma Madia) e della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° giugno 2017 che è accompagnata dalle linee guida per la sua attuazione.  L’obiettivo della legge è ambizioso: consentire entro 3 anni ad almeno il 10% dei lavoratori di ogni Ente di accedere a tale possibilità senza pregiudicare carriera e professionalità. Tutto però si basa su un presupposto. Deve essere un vantaggio per entrambe le parti: per il datore di lavoro in termini di produttività e per il dipendente in termini di flessibilità. In Trentino, fra gli altri, lo sta applicando con successo il Muse.