Trento, 30 agosto 2017 – Approvato ieri definitivamente dal Consiglio dei ministri il decreto legislativo di attuazione  della cosiddetta “legge sulla povertà” che prevede il Reddito di inclusione (Rei). Potrà essere richiesto dal 1° gennaio 2018, potrà variare da 190 Euro mensili per una persona sola fino a 490 Euro mensili per un nucleo familiare di 5 persone o più, e sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi.  Per beneficiarne bisognerà trovarsi in oggettive condizioni di povertà, dichiarando mediante un’apposita “precompilata” un reddito annuo inferiore a 6 mila Euro lordi e un patrimonio (esclusa la casa di abitazione) inferiore ai 20 mila Euro. Potenziali destinatari della misura potrebbero essere circa 500 mila famiglie per un totale di 1,8 milioni di persone. Il Rei sarà prioritariamente a disposizione di chi versa in situazione di particolare difficoltà (nuclei familiari con minorenni, donne in gravidanza, disabili, disoccupati over 55). La misura di intervento a sostegno della povertà sarà associabile anche all’attività lavorativa purché in famiglia non si benefici di altri ammortizzatori sociali.  Il ministro Poletti (Pd)  – lo stesso che a proposito dei giovani aveva detto che per trovare lavoro valeva più una partita di calcetto che un curriculum, oppure riferendosi a quelli alla ricerca di un lavoro all’estero, che certi giovani “è il caso di non averli tra i piedi” – ha affermato: “Per la prima volta l’Italia ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà” e “non una misura assistenzialistica”. Pare che adesso sia allo studio – ma per la prossima legislatura – anche misure per sostenere le pensioni dei giovani che hanno avuto versamenti contributivi discontinui. Tutte ottime misure, visto che la disoccupazione giovanile in Italia è oltre il 35%. Ma sarà mica che si stanno avvicinando le elezioni?