Trento, 5 settembre 2017 – L’Ape volontaria – l’anticipo pensionistico che consente di ricevere un assegno mensile, alternativo o complementare allo stipendio, prima della pensione – è realtà.  Il Dpcm è stato firmato ieri da Paolo Gentiloni e recepisce in molti punti gran parte delle sollecitazioni arrivate dal Consiglio di Stato con il parere del luglio scorso. Vi si potrà accedere con effetto retroattivo dal 1 maggio 2017 a condizione di essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive o esclusive (Inpdap, Ipost, Fs) della stessa o alla gestione separata Inps, di avere almeno 63 anni di età, di maturare l’età per la pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi, di avere almeno 20 anni di contributi e una pensione – al netto della rata di restituzione dell’Ape – pari almeno a 1,4 volte il minimo. Da subito, nella domanda all’Inps, bisognerà indicare se si è intenzionati ad optare o meno per un finanziamento supplementare con conseguente maggiorazione della rata mensile di restituzione nel caso in cui a partire dal 2019 si elevi l’età pensionabile per l’adeguamento alle speranze di vita.  L’anticipo ha una durata minima di 6 mesi e massima di 43. L’importo verrà rimborsato  dall’interessato una volta raggiunta la pensione nei primi 20 anni della stessa con rate mensili. Sull’operazione graverà il costo  del tasso di interesse di finanziamento, quello della polizza assicurativa “caso morte” e della commissione per l’accesso al fondo di garanzia. Si potrà beneficiare anche di una detrazione fiscale sul 50% della quota interessi e del premio. Il Dpcm firmato ieri dovrebbe dare il via anche alla Rita (rendita integrativa anticipata temporanea), ovvero l’anticipo finanziato con l’eventuale capitale accumulato in una forma di previdenza complementare. La Rita non è un prestito, ma l’erogazione anticipata, in tutto o in parte, del capitale accumulato in un fondo pensione previsto dalla previdenza complementare.  Il diritto alla Rita viene certificato dall’Inps e i requisiti sono gli stessi dell’Ape, oltre naturalmente ad aver costituito una forma di previdenza complementare cui attingere.