Trento, 5 ottobre 2017 – In questi giorni, fra le tante notizie riferite al balletto delle alleanze preelettorali, le pagine dei giornali hanno dato spazio anche a due iniziative della Giunta provinciale che non possono non suscitare l’attenzione del sindacato. Si tratta dell’annuncio dei prepensionamenti in PaT finalizzati a ridurre l’età media dei lavoratori assumendo giovani qualificati e il via libera, nella prossima manovra finanziaria, al turnover del 75% anziché del 25% nei Comuni.  Se il prepensionamento – come si intuisce, visto che informazioni ufficiali non ce ne sono – deve essere inteso come starsene a casa senza retribuzione, allora la misura non pare rispondente alle esigenze dei lavoratori. Dopo un blocco delle retribuzioni prolungatosi per quasi una decina d’anni, è necessario chiedersi chi potrà beneficiare di una simile iniziativa. Nei fatti si tratta di una proposta che discrimina fra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, un favore reso ai pochi che, fra i dipendenti pubblici, hanno avuto la possibilità in questi anni di accumulare lauti stipendi al punto da permettersi qualche anno di rendita. Non è certo la condizione più diffusa fra gli impiegati provinciali probabilmente più impegnati a pagare mutui o a mantenere figli disoccupati. Rimane forse un minimo gradimento da parte di qualcuno che esausto preferirà tirare la cinghia per un annetto pur di staccare, ma non ci sembra questo un buon risultato. Ci si ponga, per una volta, il problema della sostenibilità finanziaria non nella prospettiva del bilancio provinciale, ma nella prospettiva dei budget familiari. E quindi, sempre ragionando in termini di equità sociale, ci si chieda se sia lecito pagare con denaro pubblico i contributi a coloro che possono vivere di rendita. Non è questo quello che la Fenalt intende quando parla di sostegno al lavoro in età avanzata. Meglio individuare misure strutturali, e non una tantum, come la riduzione di orario senza penalizzazioni dopo i 60 anni, che consentano ai lavoratori dell’epoca post-Fornero di convivere con l’ambiente occupazio nale anche dopo una certa età: è una sfida questa che la Fenalt lancia in occasione dei rinnovi contrattuali e su cui auspica una convergenza di sforzi da parte di tutte le organizzazioni sindacali.Quanto alle assunzioni nei Comuni va detto che la situazione presenta caratteri di emergenza tali che nel luglio scorso il Consiglio delle Autonomie aveva chiesto che fosse consentito il 100% del turnover anziché l’attuale 25%. Se ci si confronta con la dimensione concreta dei problemi, tale richiesta rimane di stringente attualità. Anzi, è una prospettiva ancora stretta perché la dimensione imprenditoriale che si pretenderebbe dai comuni, esigerebbe che il numero di occupati dipendesse dalla sostenibilità dei progetti che si portano avanti: perché non assumere più operai se si decide di ridurre il ricorso a imprese esterne? Perchè non strutturare meglio gli uffici tecnici per evitare spese straordinarie in tecnici esterni? Perchè non assumere un idraulico se si ritiene più vantaggioso piuttosto della gestione terza? E via dicendo: se è vero che la campagna elettorale porta a concessioni, allora – laddove è necessario – siano concessioni commisurate ai problemi. Qui è indispensabile avere il coraggio di assumere. In questo comparto, dove il rapporto con i cittadini è più stretto, c’è spazio per giovani qualificati capaci di dare un contributo innovativo nel progettare servizi che consolidino la fiducia nelle istituzioni. Facciamo uno sforzo perché l’ansia da prestazione elettorale non ci porti a travisare la realtà.

Il Segretario Generale Fenalt
Maurizio Valentinotti