Trento, 7 ottobre 2017 – L’anno delle elezioni è sempre l’anno dei regali. Lo dice anche l’Adige in edicola oggi a pg. 14 nell’articolo di Luisa M. Patruno: il bilancio della PaT “dell’ultimo anno della legislatura – quello delle elezioni – potrà permettersi di essere espansivo”. Le previsioni sul PIL 2018 parlano infatti di un aumento non più dell’1,2%, ma probabilmente di un 1,6 o 1,8%. Solo ieri, tuttavia, il rapporto nazionale UIL sulle ore di cassa integrazione in Trentino fra gennaio ed agosto 2017 parlava di un aumento del 5,7%, il peggior dato nazionale dopo quello della Puglia! Il resto del Paese corre, ma da  noi la cassa integrazione aumenta più che in Basilicata (+5,2%). Non facciamo i gufi di renziana memoria: se tutto andrà bene, come speriamo,  forse nel 2018 ci saranno a disposizione 30 milioni in più da spendere. La cifra però non è sicura perché – dice il presidente Rossi –  “dipende dai conti sul gettito che verranno fatti. Anche riguardo alla definizione delle entrate effettivamente utilizzabili, al momento non siamo in grado di fare cifre perché dovremo vedere come saranno messe a bilancio alcune poste di quote variabili che lo Stato ci deve come saldo, di cui ancora non conosciamo l’entità complessiva”. Il che basterebbe ad ogni buon amministratore per consigliare un po’ di prudenza, ma, come si sa, la politica di questi anni vive di annunci, non di progetti realizzati. Ecco la lista delle iniziative: semplificazione amministrativa nel campo dei lavori pubblici, agevolazioni Irap, assegno unico provinciale, trasporti pubblici nelle valli con orari cadenzati, finanziamento della riforma sulla cultura, risorse per le funivie (la vicenda dell’asta Folgarida Marilleva), rinnovo degli impianti irrigui in agricoltura, assunzioni al 75% del turnover nei Comuni, riqualificazione energetica per gli alloggi Itea, più servizi per welfare e anziani, prepensionamenti in PaT per ridurre l’età media dei dipendenti, una ricerca-azione sull’uso intelligente dei social da affidare ad FBK. Speriamo che i soldi bastino. Se ne dovessero restare – dubitiamo, ma la speranza è sempre l’ultima àncora – ci sono alcuni contratti in attesa di definizione che dopo quasi dieci anni di blocco hanno difficoltà a farsi riconoscere un 3% di aumento sul triennio 2016-2018 per l’adeguamento all’inflazione: parliamo di quello dei regionali e delle Camere di commercio. Poi ci sarà anche quello degli insegnanti. “Meditate gente, meditate.”