Trento, 22 novembre 2017 –  In riferimento alla legge finanziaria provinciale per il 2018 Fenalt fa notare come sia del tutto inaccettabile che ci siano categorie di lavoratori le cui condizioni contrattuali vengono modificate in peggio. Nei modelli economici estranei alle ideologie neoliberiste, che tanti danni hanno fatto in Europa negli ultimi decenni, le risorse pubbliche hanno anche come scopo quello di contribuire all’aumento della domanda, per dar fiato all’economia (in questo senso sono andati per esempio i famosi 80 Euro di Renzi, e più recentemente la nuova normativa sui buoni pasto introdotta nell’ambito della Riforma Madia). In questo modo si attua una redistribuzione della ricchezza che va a vantaggio dei componenti più fragili del sistema economico che non sono certo coloro che possono permettersi di vivere di rendita. Infatti la contrazione del potere di spesa di ampie sacche di lavoratori è fonte restrizioni che si riflettono nel contesto economico. Di recente l’economista Francesco Minenna ha fortemente criticato la scelta del Governo di bloccare i contratti del pubblico impiego in quanto i redditi dei dipendenti pubblici in Italia hanno un effetto moltiplicatore sull’economia maggiore di 1. Ciò significa che ogni Euro speso da un dipendente pubblico nel sistema economico italiano genera come indotto più di un Euro. Lo stesso vale anche in negativo: un Euro di spesa sottratto ai dipendenti pubblici genera un danno di misura superiore da un Euro. Alla luce di queste considerazioni Fenalt propone  di porre come contratto di riferimento per gli appalti dei servizi alla persona il contratto delle Autonomie locali, per non impoverire la gente e per evitare che vi sia la corsa al ribasso della qualità del personale, perché la professionalità può anche calare se i contratti non sono interessanti.  Si chiede quindi che venga prevista la modifica del protocollo degli appalti del 2013 con cui si fa riferimento al contatto delle cooperative sociali, prevedendo uno specifico stanziamento: si tratta di appalti pubblici di servizi alle persone nei quali non si potrà più risparmiare sul personale e nei quali non si potrà più ridurre l’occupazione (passando da 38 a 36 ore un operatore su 18 sta a casa, e viceversa). Il procedere all’esternalizzazione dei servizi alla persona, e come ne caso di APPM, ai minori, con il sistema del ribasso sul costo del personale, è, oltre che un’offesa alle professionalità delle persone che vi lavorano, una decrescita. Piccola nel contesto generale, grande per le famiglie che sono coinvolte.