Trento, 5 dicembre 2017 –  In questa fase abbastanza laboriosa di chiusure dei contratti collettivi, più o meno in dirittura di arrivo, abbiamo visto che è fondamentale fissare delle mete. Serve sempre, come riferimento per ogni contesto, una meta, una direzione verso cui andare, non singoli obiettivi, ma un percorso che funga da guida, che abbia un suo senso.

Da parte nostra si è più volte sottolineato che, a parte le questioni economiche, importanti fin che si vuole, è ora fondamentale affrontare una sfida che abbiamo semplificato come l’obiettivo di un “contratto post Fornero”, ovvero un contratto in cui si trovi lo spazio per modificare sostanzialmente molti istituti del rapporto di lavoro, dato che quest’ultimo si è modificato radicalmente, ha subito un cambiamento epocale.

Quando è ora di mettere nero su bianco le norme che possono essere degne interpretazioni di questo obiettivo, ci si trova disarmati di fronte a banali ostacoli e pregiudizi incarnati. Se si chiedono più ferie, ti rispondono: “volete più soldi e anche più ferie?” Se si chiede una riduzione di orario, stessa musica. Insomma, ogni miglioria normativa che si propone, presa a sé, risulta osteggiata e derisa.

Gli stessi sindacalisti nostri concorrenti provano ad accusarci di “promettere assurdità!”

Bene! Saranno assurdità, eppure tutti concordano che il fatto che l’età media dei lavoratori si stia alzando in maniera impressionante, e che molti saranno al lavoro ad età avanzata, con un’inevitabile diminuzione delle prestazioni e della resistenza, ed un aumento di problematiche ad ampio raggio, debba necessariamente, volenti o nolenti, essere preso in considerazione: tutti concordano su questo punto. Concordano i lavoratori, i sindacati, chi si occupa di lavoro e salute e prevenzione, e anche la controparte. Da questa condivisione noi dobbiamo partire, e poi chiedere che strada seguire. Dobbiamo guardare lontano, e far di tutto per arrivarci vicino.

Se non va bene la nostra proposta di aumentare le ferie all’aumentare dell’età, o di diminuire l’orario di lavoro (con strumenti diversi: part-time, staffetta generazionale etc.), o di prevedere mansioni “cuscinetto” per chi non è più in grado di sopportare il carico del proprio lavoro – ma se l’obiettivo è condiviso – ci dicano altri che strada prendere! A noi basta arrivare e se ci si arriva insieme, meglio ancora. Non ci vorrà molto a capire che le strade non sono tante. Forse i passi saranno diversi, probabilmente molto corti, ma questo dipenderà dal valore delle nostre idee, da quanto saremo in grado di condividerle e dalla nostra forza per imporre un passo più veloce al cammino.

Per questo ci dovremmo appellare ai nostri colleghi: che ci diano una mano a far correre chi tira indietro!

Maurizio Valentinotti, Segretario generale Fenalt