Trento, 14 dicembre 2017 – La sanità in Trentino è prevalentemente pubblica, ma esistono delle realtà private che ormai appartengono alla storia del nostro territorio e che risalgono, come quelle di Arco, persino ai primi del ‘900. Queste strutture si sono specializzate, assumendo un ruolo di complemento rispetto alla realtà pubblica, come il San Pancrazio e l’Eremo ad Arco nella riabilitazione, mentre altre, come Villa Bianca a Trento, si sono orientate all’attività ambulatoriale o a quella chirurgica. Pur non essendo un comparto così grande come in altre regioni, la sanità privata vive una complessità prodotta dai diversi datori di lavoro, che organizzano ed impostano le realtà lavorative in modo differente, cosi come lo sono i contratti di lavoro. Aiop, Agidae, Aris sono solo i principali contratti di lavoro che sono rimasti bloccati, così come quelli pubblici per molti anni. Lo sblocco dei contratti della Pubblica amministrazione in Trentino ha di fatto alimentato la speranza di un rinnovo contrattuale anche nei lavoratori della sanità privata che, a differenza di quella pubblica, è legata a vari tavoli nazionali. Purtroppo il maggiore di questi pare essere venuto meno per l’abbandono della contrattazione da parte delle grandi cliniche private lombarde che, da sole, costituiscono la maggioranza dei datori di lavoro privati nella sanità italiana. Con queste prospettive poco incoraggianti non si comprende se e quando i lavoratori possano avere la risposta contrattuale alle loro legittime aspirazioni. Fenalt si è interrogata su come aiutare questi lavoratori in Trentino in assenza di una politica nazionale che se ne prenda cura: come l’Autonomia è stata in passato un’importante risorsa per i dipendenti pubblici, altrettanto confidiamo lo possa essere anche per i lavoratori della sanità privata locale. Queste strutture, diversamente dalle altre sul territorio nazionale, lavorano per la quasi totalità su mandato della Provincia e l’Azienda sanitaria fornisce loro la maggior parte dei pazienti. È proprio del mese di novembre la notizia che le case di cura private hanno ricevuto ulteriori fondi per svolgere i loro compiti, fondi che, purtroppo, non vanno a premiare i lavoratori, ma solo i consigli di amministrazione che hanno come fine ultimo quello di creare profitto per i loro azionisti. Come sindacato pensiamo sia importante tutelare i lavoratori di queste realtà, proponendo alla politica la creazione di un contratto trentino della sanità privata. La Provincia non può più rimanere sorda alla richiesta di questi lavoratori che chiedono, dopo anni di blocco contrattuale, un giusto riconoscimento, un’omogeneizzazione dei trattamenti economici e uniformità di diritti. La Provincia di Trento, che di fatto è il datore di lavoro delle case di cura private, ha la possibilità e, noi crediamo anche il dovere, di fare chiarezza in questo comparto con maggiori tutele. Non è accettabile foraggiare continuamente queste realtà non ponendosi la domanda di dove vadano a finire questi soldi: la Giunta provinciale deve porsi il problema della qualità dei servizi erogati ai pazienti, ma anche della qualità di vita lavorativa delle persone che operano di fatto per la Provincia. Quando sui giornali leggiamo degli stanziamenti alle cliniche private e dei bilanci delle stesse, ci sorge spontaneo un moto di rabbia, avendo ben presente che alcune indennità nella sanità privata non vengono toccate dal 1995. Proprio per tutto questo ci siamo attivati per far sì che attorno alla nostra idea ci sia il massimo consenso possibile della politica, perché è nostra intenzione portare a termine questo difficile obiettivo. Di questo abbiamo già parlato con l’assessore provinciale Luca Zeni; illustreremo il nostro progetto ai vari Consiglieri e alle varie forze politiche, informandovi successivamente su chi realmente si spenderà per aiutarci nella costruzione di questa nuova realtà contrattuale.
(di Paolo Panebianco)