Trento, 10 gennaio 2018 – Sono stati resi noti ieri i dati Istat ed Eurostat sul mondo del lavoro in Italia. Notizie confortanti: il tasso di disoccupazione scende all’11%  (a livello di settembre 2012) che significa 243 mila disoccupati in meno in un anno.  In calo anche gli inattivi: – 173 mila. È dal 1977 che il numero degli occupati italiani non supera i 23milioni di unità: un vero record. Segnali positivi anche per i giovani:  il tasso di disoccupazione degli under 25 scende  al 32,7% (meno 1,3 punti su ottobre, meno 7,2 punti sull’anno, la contrazione maggiore dell’Eurozona). Tuttavia il nostro Paese resta terzultimo a livello internazionale: peggio di noi solo Grecia (39,5%) e Spagna (37,9%). L’Italia resta sui giovani lontanissima dalla Germania che ha da mesi un tasso del 6,6%. Tra i 15 e i 34 anni i posti che si sono creati in un anno ammontano a 110mila. Ma non è tutto oro quello che luccica: a crescere negli ultimi mesi è stata l’occupazione temporanea, la fascia mediana della forza lavoro (35-49 anni) vive ancora una fase di difficoltà, l’occupazione femminile è ferma al 49,2%  (10 punti in meno della media europea). In forte crisi gli autonomi che sono calati di 152 mila unità. Altro dato che fa riflettere è quello relativo alla struttura dell’occupazione italiana: il 54% degli occupati dipendenti è costituito da operai, il 37% da impiegati e il 4% è dirigente o quadro. E per lo più senza laurea. Se l’analisi di Istat-Eurostat testimonia una prima ripartenza del ciclo economico, sarà solo col tempo che potremmo rilevare la qualità dei posti di lavoro creati che è direttamente connessa con la stabilità occupazionale e con il livello retributivo.