Trento, 12 gennaio 2018 – La figura professionale dell’Operatore socio-sanitario (Oss) è tornata finalmente alla ribalta. Da anni Fenalt, che rappresenta la stragrande maggioranza degli Oss nelle Apsp e molti nell’Azienda sanitaria, chiede vengano creati gli spazi per una riqualificazione della figura, visto che attualmente l’Operatore socio-sanitario, nelle Case di riposo, ad effettuare operazioni che sono attribuibili solo agli infermieri (come ad esempio la somministrazioni di farmaci). Le Apsp col tempo si sono sempre di più trasformate da residenze alberghiere per anziani in veri e propri presidi sanitari che richiedono competenze e professionalità sempre maggiori. Ora sembra che l’obiettivo sia a portata di mano, a livello nazionale è in discussione il Decreto Lorenzin che prevede l’istituzione di un’area socio sanitaria all’interno della Pubblica amministrazione e la discussione al tavolo del “Contratto nazionale sanità” sta anticipando la legge ponendo serie basi per un riconoscimento della figura. Le aperture del governatore Ugo Rossi che per il prossimo futuro hanno dato la disponibilità a mettere in gioco altre risorse per completare il rinnovo dei contratti pubblici, fanno sperare che anche questo annoso problema trovi finalmente una soluzione. La riqualificazione degli Oss, e, necessariamente l’omogeneizzazione dei trattamenti economici dei comparti delle Autonomie locali e Apss non è solo operazione di progressione economica e giuridica del personale, è una vera e propria operazione di valorizzazione di migliaia di lavoratori tra Apsp e Apss, che potrebbero essere impiegati in ruoli più qualificanti e specialistici, cosa che si traduce in un miglioramento del servizio e, nel giro di poco, anche in un risparmio. Tale operazione si rivela, dunque, non solo giusta e possibile, ma anche urgente. Assieme ad un’altra che serve a sanare una situazione non differibile: l’anomalia delle Case di riposo che riguarda gli infermieri, ovvero personale laureato che – unica figura nel contratto degli Enti Locali – non viene inquadrato coerentemente con il titolo di studio. Un’anomalia che si protrae da anni e che deve trovare una dignitosa soluzione. Per questo, come sindacato, abbiamo chiesto che si apra un tavolo tecnico per verificare le problematiche, i costi e i passi necessari per completare un passaggio che ormai non può più attendere. Come Fenalt abbiamo chiesto un incontro a Rossi per parlare di questa e di altre questioni legate al mondo sanitario, dall’omogeneizzazione dei contratti del personale non sanitario all’ipotesi di un contratto provinciale per la sanità privata che ormai da lungo tempo non trova risposte né a livello nazionale né a livello provinciale.

di Roberto Moser, vicesegretario generale Fenalt