Trento, 10 marzo 2018 – Il rigetto dei partiti che avevano in mano il governo, e ancora ce l’hanno in provincia, da parte della maggioranza degli elettori trentini, sta sortendo da parte degli sconfitti una serie di riflessioni che nel complesso appaiono scomposte e in certi casi perfettamente in linea con la strategia che li ha portati alla sconfitta. Primo tra tutti, ma solo a titolo esemplificativo, Dellai che dopo un passato glorioso e un recente più sbiadito, ora ne fa una questione di organizzazione dei partiti, arrivando a profetizzare di ripescare e modernizzare un “modello ULIVO”! Che il segreto sia abbandonare i fiori petalosi e tornare alle piante arboree?

Qualcuno, più seriamente, parla più correttamente di non aver intercettato il malcontento, ma forse ancor di più vale la pena di suggerire che forse non si sono riconosciuti i problemi e quindi non si sono date risposte adeguate.

Come non capire, sempre per esempio, che a tanti che hanno votato 5 stelle sta sul gozzo che la politica sia essa stessa un grande dispendio di risorse per creare un’evidente iniquità grazie a privilegi medioevali? C’erano interessanti proposte dei perdenti ?
Come non capire che la riforma per ridurre l’impatto del sistema pensionistico è stata fatta salvaguardando i privilegi a discapito di chi ancora lavora o addirittura non lavora ancora, soprattutto i giovani? Che programma avevano le forze di governo per rispondere ai maltrattati dalla Fornero? Un sistema mutualistico ha senso se i benefici sono ben distribuiti: oggi non è così e qualcuno che ipotizza almeno qualche correttivo ha preso più voti.
Ma, anche le mancate risposte in ambito locale da parte delle forze governative, non hanno giovato, nonostante il forte endorsment da parte dei sindacati confederali poco prima delle elezioni, cosa su cui certamente i lavoratori-elettori rifletteranno.
Penso ai lavoratori della sanità privata del Trentino che di fronte alla richiesta di avere un tavolo per un contratto unico ed omogeneo sul nostro territorio, hanno avuto la porta in faccia da parte dell’Assessore Zeni e dalla maggioranza, dopo che gli stanziamenti per le strutture private sono stati notevolmente rimpinguati, nonostante gli utili e i ricchi compensi ai C.d.A.
Ma non meglio stanno i lavoratori delle cooperative, cui si applicano contratti che potremmo definire “della nuova schiavitù”. Stipendi irrisori, flessibilità oltre ogni possibilità di una vita famigliare, part-time ridotti a poche ore settimanali. Sono questi i nuovi posti di lavoro? Il contratto delle cooperative sociali poi, con una integrazione provinciale che non sempre è applicata ed è ferma da un decennio, è preso come riferimento, grazie ad un protocollo tra Confederali e Giunta Provinciale, per tutti gli appalti dei servizi alle persone, e ciò comporta, come nel caso di APPM (150 lavoratori) che per restare sul mercato e non mandare a casa la gente, si stia in questi giorni ragionando di peggiorare i contratti in essere: è questo il modello di sviluppo?
Ma penso anche ai lavoratori del Progettone e alle loro evoluzioni contrattuali recenti e tanti altri lavoratori, e anche ai problemi più importanti e irrisolti del sistema dei servizi pubblici. Provino a pensare, quelli che stanno riflettendo: quanti e quali lavoratori li avranno votati? Magari può servire per il prossimo autunno!
Maurizio Valentinotti
Segretario Generale Fenalt