Trento, 23 marzo 2018 – La vicenda giudiziaria dell’impianto di Aquaspce (impianto di trattamento e depurazione dei rifiuti con sede a Rovereto), che in questi giorni domina le pagine delle cronache locali per i fatti che le indagini stanno facendo emergere, non è privo di conseguenze non solo per i lavoratori dell’azienda ma neanche per gli ispettori dell’Appa che hanno richiamato l’attenzione dei magistrati sulle attività della struttura. In un’assemblea sindacale vivace i tecnici-ispettori dell’Appa hanno chiesto al segretario generale della Fenalt Maurizio Valentinotti di dichiarare lo stato di agitazione come reazione ad una situazione che ha valicato la soglia della sopportabilità. Si arriva infatti al paradosso che ora sono quelli che si sono limitati a fare il proprio lavoro a doversi sentire in colpa. Perché? Nella sua interrogazione al Consiglio provinciale il consigliere del gruppo misto Massimo Fasanelli , fra le altre cose, ha chiesto anche di sapere i nomi di chi ha fatto i controlli: “quali siano i funzionari – così dice il virgolettato riportato dal quotidiano l’Adige oggi in edicola a pag 23 – del Servizio valutazioni  e autorizzazioni ambientali e dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa) responsabili del procedimento in oggetto”. Parole che agli orecchi degli ispettori dell’Appa hanno assunto un tono intimidatorio al punto di chiede alla Fenalt di far sentire la loro voce  visto il silenzio dell’Agenzia, dei superiori e della PaT. “Sono stufi di essere fra due fuochi e senza copertura – dichiara Maurizio Valentinotti – Quando venne chiamata la Forestale dello Stato per indagare sulla discarica di Monte Zaccon le interrogazioni chiedevano dove fossero i tecnici provinciali. Ora che hanno avuto un ruolo importante in un’indagine che sta portando alla luce fatti  il cui forte rilievo si apprende con evidenza, si domanda chi sono quei tecnici che si sono occupati delle indagini! Se poi si considera che il proprietario degli impianti, oggi sotto indagine, ha palesato la sua chiara intenzione di difendersi fino in fondo, come è giusto che sia, per ottenere risarcimento dei danni, si capisce che l’attività di lavoratori da 1.600 Euro al mese deve essere oggetto di attenzione da parte del datore di lavoro sia in termini di organizzazione che di tutela”.  Ora gli ispettori chiedono un incontro ad Ugo Rossi e e all’assessore all’Ambiente Mauro Gilmozzi nella speranza di ottenere pubblica solidarietà e tutela per aver svolto solo il proprio dovere.

Pubblichiamo l’esauriente nota di Fenalt sul tema: Proteste_Tecnici_Appa