Trento, 30 marzo 2018 –  Seguiamo con molto interesse gli interventi che da più di un anno appaiono sui quotidiani di Upipa (l’Unione provinciale delle istituzioni per l’assistenza) in nome e per conto dei direttori e dei presidenti delle 42 ex case di riposo trentine. A fronte di tali pronunciamenti manifestiamo il nostro risentito stupore per il fatto che  in tutto questo “gran parlare” di case di riposo, non capiti mai – per sbaglio – che Upipa citi l’ospite, come altrettanto irrilevante è l’attenzione dedicata agli operatori: un gran lavoro per cercare di salvare un po’ di poltrone? Ci preme ricordare, come Fenalt – il sindacato più rappresentativo dei dipendenti delle Apsp – che in quelle strutture non ci sono solo i direttori, i presidenti e i componenti dei cda ,  ma ci sono ANCHE più di 4000 lavoratori che hanno un contratto di lavoro da rivedere. Quello che ci sentiamo rispondere quando lo ricordiamo è che non ci sono risorse per adeguare il contratto  e per supportare gli operatori con tutti gli strumenti utili a far fronte alle esigenze vere che oggi gli ospiti delle Apsp hanno, e che richiedono un contratto tipico delle strutture sanitarie. Non parliamo di aumenti, ma di parte normativa,  ormai del tutto inadeguata a strutture trasformatesi nel tempo in vere e proprie cliniche sanitarie. Infine vorremmo capire che ruolo ha Upipa che costa alla comunità 500 mila euro l’anno, dal momento che, in considerazione di quanto detto sopra, sembra comportarsi come il sindacato esclusivo dei direttori. Crediamo che il ruolo istituzionale che essa vanta dovrebbe prendere in considerazione tutte le componenti del mondo delle Apsp. I direttori hanno facoltà di iscriversi pagando i sindacati che ritengono più idonei.

Roberto Moser
Vice Segretario Generale Fenalt
Responsabile dell’Area Apsp