Trento, 5 aprile 2018 – Il Sole24Ore oggi in edicola riporta a pag. 22 il caso di  un provvedimento del Garante della privacy (53/2018) sul tema della mail aziendale. Un datore di lavoro privato aveva l’abitudine di conservare gli account di posta dei dipendenti dal momento dell’assunzione fin oltre il momento della risoluzione del rapporto di lavoro. In occasione di un controllo sulla mail di un dipendente non più in servizio, sono emersi messaggi dal contenuto ironico e goliardico fra questo e un altro dipendente ancora in azienda, che per tale scambio di battute è stato fatto oggetto di procedimento disciplinare. Il Garante della privacy ha affermato l’illiceità del comportamento del datore di lavoro per le seguenti ragioni:

  1. È stato violato l’obbligo di informativa (art 3 del Dlgs 196/2003). I dipendenti dovevano essere ben informati sul periodo di conservazione della posta e sulle finalità di tutela dei propri diritti accampate dall’azienda a giustificazione del fatto;
  2. La violazione dei principi di liceità, proporzionalità e necessità del trattamento dei dati  (artt. 3 e 11 del Dlgs 196/2003). La conservazione sistematica di tutte le mail per periodi anche superiori alla durata del rapporto di lavoro è apparsa incongrua rispetto ai principi della norma.
  3. La violazione del divieto del controllo a distanza (art. 4 dello Statuto dei lavoratori). Le modalità di raccolta sistematica, conservazione e controllo della posta per finalità generiche e astratte configurano di fatto un controllo a distanza del lavoratore.
  4. La violazione dell’obbligo di cancellare gli account dopo la fine del rapporto di lavoro (provvedimenti del Garante 456/2015, 136/2015 e 551/2014).