Trento, 16 maggio 2018 –  “Le magnifiche sorti e progressive” che la Giunta provinciale cerca di accreditare a sostegno dell’idea di un Trentino isola felice,  rischia di essere messa in crisi da un dato scomodo che mesi fa è stato fortemente contestato da Rossi e Olivi, ma che ora non è più possibile nascondere sotto al tappeto. L’ Ispat (l’Istituto di statistica provinciale) adesso conferma i dati Eurostat di febbraio che indicano un forte aumento in Trentino delle famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2004, ben prima della crisi economica, l’11,4% della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale, nel 2016 questa percentuale è salita fino al 23,5%. Un dato più che allarmante che interroga nel profondo anche le ragioni dell’Autonomia spesso strumentalmente celebrata quale fondamento del presunto benessere diffuso sul territorio. Pare che non sia vero e che anche qui se il benessere esiste sia piuttosto concentrato che diffuso. I trentini sono gente riservata: non ostentano la ricchezza quando ce l’hanno, ma sanno anche celare il disagio economico sotto il velo di una computa dignità quando ne sono afflitti e ciò lo rende meno visibile. Ma non per questo significa che non ci sia. Forse è il caso di smetterla di chiudere gli occhi e di cominciare a ragionare a partire da questi dati,  visto che siamo ancora in fase di chiusura di molti contratti ricordando che la coesione del tessuto sociale ha basi concrete: una di queste è data da un’equa distribuzione della ricchezza.