Trento, 29 giugno 2018 – Ieri i magistrati della Corte dei conti, in occasione della seduta  delle sezioni riunite chiamate a parificare i conti delle Province autonome di Trento e Bolzano, hanno mosso alcuni rilievi ad una norma del contratto dei dirigenti pubblici provinciali e dei segretari comunali trentini. In Trentino, infatti, se un dirigente viene retrocesso, oppure viene trasferito o è a capo di un ufficio ridimensionato, continuerà a percepire lo stipendio “più favorevole” ancora per qualche tempo… E così,  fino al 2017, i dirigenti più “sfortunati” mantenevano la retribuzione più favorevole per 5 anni, poi solo per 3. Secondo la Corte dei conti sarebbero di 41.800  euro i pagamenti in dubbio di legittimità.  La clausola di salvaguardia, infatti, sarebbe in contrasto con la legge nazionale: “Le amministrazioni pubbliche non possono erogare trattamenti
economici accessori che non corrispondano alle prestazioni
effettivamente rese”. Quello citato è il comma 5 dell’articolo 7 del d. lgs. 165/2001 che recita: “Testo unico delle norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”. Il decreto 165/2001 è il Vangelo dell’ordinamento del lavoro nella P.A. italiana e in questo comma stabilisce un principio che parrebbe di buon senso e di gestione razionale delle risorse pubbliche. Ci sembrerebbe un principio equo, da rispettare, e pensare che non serve neppure  faticare molto per trovarlo, basta leggere fino all’articolo 7.