Trento, 1 luglio 2018 – Per il terzo anno consecutivo l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro ha presentato il report sulle dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane. Il dato essenziale che emerge sulla situazione in Trentino è rappresentato dal calo della disoccupazione, ma dal blocco del livello delle retribuzioni. Negli ultimi due anni il tasso di occupazione in Trentino è cresciuto dal 66,1% al 67,6%. L’ occupazione femminile è aumentata dal 59,8% al 62,1%. La disoccupazione è scesa dal 6,9% al 5,7%. Ma gli stipendi dei lavoratori nel 2017 sono al livello medio netto mensile di 1.372 euro, poco più della media nazionale che si attesta a 1.324 euro, ma meno di Bolzano, al top tra le province con 1.500 euro medi mensili. Nel 2015 lo stipendio medio in Trentino era di 1.358 euro. In due anni l’ aumento è  stato solo dell’ 1%, meno dell’inflazione. A Bolzano invece gli stipendi sono cresciuti in due anni del 3,2%. Comune fra le due province è invece il gap di genere tra stipendi maschili e femminili pari al 28%.
In Trentino – emerge dal rapporto – sono in aumento i contratti non standard, che comprendono gli assunti a termine, i collaboratori, gli autonomi e anche i lavoratori che fanno un tempo parziale «involontario» a tempo indeterminato, cioè i sottoccupati part time. I contratti precari in provincia sono aumentati dal 33,8% del totale nel 2015 al 36,4% del 2017, dato più elevato della media nazionale, ferma al 35,8%. I lavoratori precari, confermano i consulenti, lavorano mediamente con salari più bassi e sono maggiormente esposti al rischio di povertà.