Trento, 28 luglio 2018 – Nei giorni scorsi le pagine dei quotidiani locali hanno ripreso i dati sull’occupazione provinciale diffusi dall’Agenzia del lavoro. Ad una valutazione complessiva emerge un quadro fatto di luci e di ombre che accanto ad un incremento  delle posizioni lavorative non vede ancora la capacità del tessuto socio-economico locale di contrastare il male che in quest’epoca colpisce di più il mondo del lavoro, cioè la precarietà. Ecco i dati: nel 2017 sono state oltre 144mila le assunzioni in provincia di Trento. Per assunzioni si intendono qui le posizioni lavorative, che non necessariamente corrispondono a nuovi lavoratori. Nel senso che un lavoratore a tempo determinato nel corso dell’anno può aver ricoperto più di una posizione lavorativa. Guida la classifica il settore del terziario che ha fatto registrare un + 74% , segue l’industria con un + 16% e chiude l’agricoltura con un +10%, settore che nel 2017, causa le avverse condizioni meteorologiche, ha vissuto un’annata da dimenticare (ha perso il 36% dei posti di lavoro rispetto al 2016). L’ altra faccia della medaglia è data dalla tipologia dei posti creati, ovvero se si tratti di posizioni a tempo determinato o indeterminato. In questo caso gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia si riferiscono al 2016 quando la grandissima parte delle assunzioni sono state a tempo determinato e solamente l’ 11% dei contratti sono stati a tempo indeterminato (o di apprendistato). Su questo argomento si veda anche il posto del nostro sito “Lavoro e precarietà in Trentino”