Trento, 20 agosto 2018 – Stando alle rivelazioni dei quotidiani il Governo starebbe lavorando ad un’ennesima riforma della PA, questa volta targata Giulia Bongiorno (nella foto con Salvini). Il nuovo Ddl – nome in codice “Decreto concretezza” –  prende di mira i furbetti del cartellino e per stanarli non esita a ricorrere alle più sofisticate tecnologie, degne del migliore James Bond: accesso agli uffici sottoposto a controlli biometrici, scansione delle impronte digitali, mappa virtuale del volto, rilevazioni vocali, o – chi può dirlo? –  lettura dell’iride.
La piaga dell’assenteismo ha i minuti contati e sarà stroncata da una valanga di bit.
Poi ci sono gli aspetti più prosaici, quelli per chi non vuole colpire con effetti speciali: revisione dei codici disciplinari, nuove regole, nuove sanzioni, nuove procedure etc. Per il prossimo triennio si parla anche di un piano straordinario di assunzioni, di una riduzione dei prefetti e di un nuovo organismo ad hoc che vigilerà sull’efficienza della Pa e che si chiamerà – manco a dirlo – “Nucleo della concretezza”. Ormai l’ansia riformatrice che ogni nuovo Governo cova nei confronti della PA fa pensare alla teoria del “capro espiatorio” oppure ricorda l’indistricabile groviglio concettuale della filosofia medievale, drasticamente risolto da un frate francescano con una logica basata sul buon senso e sulla semplicità, detta “rasoio di Ockham”. Forse – ci si passi la metafora –  un colpo di rasoio non guasterebbe, forse bisognerebbe ripensare di più ai presupposti del lavoro nel pubblico, alla formazione del personale, ai meccanismi della motivazione e del merito, alle opportunità di crescita anche in termini di avanzamento gerarchico, al lavoro effettivamente svolto e non ai minuti passati alla scrivania, ma soprattutto alla individuazione di figure dirigenziali under 30. Inutile assumere giovani brillanti e volenterosi, lasciandoli avvilire alle dipendenze di vertici in aria di pensione che iterano modelli organizzativi degni di una fabbrica fordista o che hanno i propri pupilli da tutelare, educati nel nome dell’unico verbo: “si è sempre fatto così”. È questo il vero snodo, qui sta la rivoluzione copernicana della PA che nessuno vuol sentire.  Le idee camminano sulle gambe delle persone. Il resto è tattica gattopardesca: “bisogna che tutto cambi perché nulla cambi”.