Trento, 23 agosto 2018 – Nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore ha dato spazio ad una interessante sentenza della Cassazione sul reintegro dei dipendenti pubblici dopo procedimento penale con esito favorevole. In base alla legge 350/2003 il dipendente pubblico che rassegna le dimissioni all’indomani dell’avvio di un procedimento penale può ottenere ripristino del rapporto di lavoro, solo in caso di una sentenza di proscioglimento o perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non l’ha commesso, o perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato; stesso trattamento opera se vi è un decreto di archiviazione per infondatezza della notizia di reato. A fronte dell’avvio di un procedimento penale ci può essere il dipendente che non se la sente di subire lo stress di  restare in servizio e quindi si dimette salvo poi trovare equa compensazione – in caso di innocenza – nella ripresa del rapporto di lavoro. Il dipendente pubblico dimessosi, tuttavia, ha l’onere di provare il vincolo di consequenzialità tra la sua richiesta di anticipato collocamento in quiescenza e l’ instaurazione del procedimento penale a suo carico.
Con la sentenza 20735/2018 si assiste a una parziale inversione di tendenza rispetto a decisioni precedenti, poiché il nesso di consequenzialità tra richiesta di collocamento anticipato in quiescenza e procedimento penale può emergere anche attraverso presunzioni (fatti gravi, precisi e concordanti) ed anche attraverso una prova testimoniale.
“La strada per la riammissione in servizio – scrive Il Sole 24 Ore del 17 agosto a p. 21 – è quindi ora più agevole, anche se rimane l’articolo 3, comma 57 bis della legge 350/2003, secondo il quale si può prolungare e ripristinare il rapporto di impiego, per un periodo di durata pari a quella della sospensione e del servizio non prestato, purché non risultino elementi di responsabilità disciplinare o contabile. Spetta quindi all’amministrazione di appartenenza esaminare, secondo i canoni del buon andamento, il comportamento del dipendente assolto in sede penale”.