Trento, 26 agosto 2018 – Facciamo chiarezza su un tema che in questo periodo sta destando un eccessivo allarmismo fra i dipendenti pubblici circa la la propria posizione contributiva nel passaggio dalla gestione Inpdap a quella Inps. Stando al chiacchiericcio del web,  pare che il 31 dicembre 2018 sia il termine ultimo entro il quale i dipendenti pubblici (statali, enti locali, ufficiali giudiziari, sanitari, insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate) possono procedere alla richiesta di variazione, nel caso sussistano incongruenze nella propria posizione contributiva perché dal primo gennaio 2019 i contributi ex Inpdap (soppressa dal primo gennaio 2012) non versati all’Inps, cadono in prescrizione. Non è proprio così. I dipendenti pubblici iscritti alla gestione ex Inpdap confluita nell’Inps possono stare tranquilli. L’Inps ha chiarito, con una nota pubblicata sul sito istituzionale dell’ente, che i loro contributi possono essere accreditati dopo il 31 dicembre 2018, visto che non si tratta di un termine di decadenza, ma semplicemente di una modifica procedurale nella prassi di calcolo della prescrizione. In merito alla questione l’Inps precisa che “la posizione assicurativa potrà essere sistemata anche dopo il 1° gennaio 2019” se i dipendenti riscontrano delle anomalie.  Alla luce di questo comunicato del 13 agosto, la fine dell’anno non è l’ultimo giorno entro cui il dipendente pubblico può chiedere la variazione della propria posizione assicurativa, ma quello che permette al datore di lavoro pubblico di applicare la prassi consolidata nella ex gestione Inpdap “che individuava la data di accertamento del diritto alla contribuzione di previdenza e assistenza come giorno dal quale inizia a decorrere il termine di prescrizione.” A onor del vero va detto che qualche preoccupazione potrebbe essere legittima per alcune categorie di insegnanti (iscritti alla Cassa pensioni insegnanti), ai quali, se il datore di lavoro non dovesse sostenere l’onere della rendita vitalizia, spetterà pagare il costo dei contributi prescritti, sempre che non decidano di rinunciarvi. Per approfondimenti si rinvia al sito dell’Inps >>>