Trento, 17 settembre 2018 – Il patronato Epaca-Coldiretti di Trento in collaborazione con Fenalt rende noto che da metà settembre possono essere presentate le domande per la richiesta o per il rinnovo dell’Assegno unico provinciale (AUP) per l’anno 2019. L’Assegno unico provinciale è una misura di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà introdotta dalla Provincia autonoma di Trento e rivolta ai nuclei familiari che versano in modeste o precarie condizioni economiche. L’Assegno si articola in:

  • una Quota A “universalistica di sostegno al reddito” finalizzata a garantire una condizione economica sufficiente a soddisfare i bisogni generali della vita dei nuclei familiari (misura di contrasto della povertà);
  • una Quota B diretta a sostenere la spesa necessaria al soddisfacimento di bisogni particolari della vita, individuati in prima applicazione nel mantenimento, cura, educazione e istruzione dei figli, compreso l’accesso ai servizi per la prima infanzia e nel sostegno alle esigenze di vita dei componenti invalidi civili.

I nuclei beneficiari dell’intervento saranno circa 40.000 con il coinvolgimento di circa 140.000 persone. Lo strumento di valutazione della condizione economica delle famiglie beneficiarie di tutti gli interventi dell’assegno unico è l’Icef, utilizzato con soglie diverse a seconda degli interventi.

1) Quota di sostegno al reddito
La quota di sostegno al reddito presenta le seguenti caratteristiche:

– continuità del beneficio per tutto l’anno, senza necessità di rinnovare la domanda con cadenza quadrimestrale;

– mantenimento dell’attuale livello di protezione per chi rimane al di sotto di una determinata soglia reddituale (Icef inferiore a 0,08) ed una soglia di accesso Icef tra 0,08 e 0,16 per chi ha una capacità reddituale non modesta e vuole comunque migliorare la propria situazione senza perdere i benefici. È il caso dei lavoratori part-time, intermittenti o stagionali che vogliono cogliere l’opportunità di aumentare l’attività lavorativa senza dover ricorrere al lavoro sommerso per occultare redditi che altrimenti sfuggirebbero alla valutazione Icef (oltre che all’imposizione fiscale);

– integrazione con i servizi sociali per i nuclei familiari che presentano difficoltà ulteriori rispetto ai bisogni puramente economici;

– sono previsti anche dei vincoli di condizionalità, per stimolare i beneficiari ad attivarsi ed uscire dalla situazione di indigenza. In particolare per chi manifesta una maggiore potenzialità a trovare un’occupazione e stipula un Patto di Servizio; gli altri sono tenuti a partecipare ad attività di volontariato e cittadinanza attiva. Il mancato rispetto della condizionalità comporta l’interruzione dell’erogazione e l’impossibilità a presentare domanda per un periodo di tempo commisurato alla gravità della violazione.

2) Quota a sostegno del mantenimento dei figli
L’importo massimo spetta per valori dell’indicatore Icef pari o inferiori a 0,1; per valori dell’Icef intermedi fra 0,1 e 0,3 l’importo dell’assegno decresce proporzionalmente fino a raggiungere l’importo minimo. Oltre il valore di 0,3, l’assegno non spetta; l’assegno viene poi modulato nelle seguenti modalità:

– per le famiglie in cui è presente un solo genitore – di solito la madre – gli importi della quota a sostegno del mantenimento dei figli sono incrementati del 20%;

– l’erogazione di una parte della quota in questione (30%) è condizionata al fatto che i figli utilizzino effettivamente i servizi di ristorazione e di trasporto;

– è previsto un aumento di euro 50,00 al mese per il terzo figlio e fino al primo anno di vita;

– per tutte la famiglie il sostegno è garantito fino ai 18 anni dei figli;

– rispetto ai criteri attualmente in uso nelle politiche per la famiglie (scala di equivalenza) gli importi degli assegni saranno rimodulati in funzione di una maggiore rilevanza della numerosità dei figli.

3) Quota a sostegno dell’accesso ai servizi per la prima infanzia
L’Assegno unico prevede una quota a sostegno delle famiglie con figli che frequentano gli asili nido, le tagesmutter o che usufruiscono dei servizi acquisiti mediante buoni di servizio. Nello specifico si garantisce alle famiglie trentine un costo dell’asilo nido, variabile in funzione dell’indicatore Icef fino al massimo di 0,40 ed uniforme su tutto il territorio provinciale, compreso tra € 40 ed € 250.

4) Quota a sostegno alle esigenze di vita dei componenti invalidi civili
Tale quota è l’effetto di un’operazione che ha messo assieme due misure di sostegno agli invalidi: assegno regionale al nucleo familiare e assegno integrativo per invalidi, che seppur destinate alle stesse categorie di persone, presentano caratteristiche molto differenziate fra loro.

– sono state elaborate delle tabelle per combinare le differenze tra i due strumenti in modo da garantire una distinzione tra invalidi che vivono ancora con i genitori (o con i fratelli/sorelle o il tutore/curatore/amministratore di sostegno), secondo lo schema dell’assegno regionale, e invalidi che vivono autonomamente o con il proprio coniuge.
Va infine precisato che per gli invalidi gravi che in molti casi rimangono a carico delle famiglie è stato introdotto lo strumento dell’assegno di cura. La soluzione riserva un trattamento differenziato in base alla gravità della condizione di invalidità nell’ambito dei raggruppamenti per percentuale di invalidità.

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