Trento, 5 ottobre 2018 –  “Mi ero illuso che dopo anni e anni di blocco contrattuale si potesse arrivare finalmente ad un contratto del terzo millennio. Purtroppo non è stato così e, a conti fatti, ci troviamo ora un contratto veramente povero con risorse insufficienti per il recupero della perdita di potere d’acquisto dei salari. Sulla parte fissa tabellare non ci aspettavamo certo grandi risorse in più, ma almeno sulla parte accessoria sì.

Ci sono poi alcuni nodi molto importanti che l’Apran non ha voluto risolvere e questo anche per l’assoluto silenzio dei Confederali. Primo fra tutti il buono pasto. Volevamo il recepimento della norma nazionale che prevede di aumentare il valore del buono pasto da 6 a 7 euro, con possibilità di cumulo dei buoni, spendibili anche fuori orario di lavoro e presso qualsiasi esercizio che fornisca beni di ristoro. Era da anni che come Fenalt rivendicavamo un buono pasto per tutti, compresi i part-time ed ora che finalmente anche a Roma hanno capito l’importanza di utilizzare il buono pasto proprio come ulteriore misura anti-crisi; invece in Trentino i nostri politici hanno detto no al recepimento della norma nazionale: eravamo disposti a rinunciare all’euro di aumento – che sarebbe andato a favorire solo i ristoratori- ma non eravamo disposti a rinunciare alla cumulabilità e fruibilità anche per chi fa il part-time e lavora più di 6 ore.

Altro punto per noi importante, ma che non ha trovato riscontro da parte Apran, era quello di introdurre nuove normative per l’age managemant (gestione dell’età dei lavoratori) per rendere più sostenibile il lavoro con l’aumento dell’età: modulazione delle mansioni, flessibilità dell’orario di lavoro e ferie in più.

In merito alla revisione delle varie indennità, ormai ferme da più di 10 anni, non si è avuto il coraggio di affrontare in toto l’argomento, preferendo fare uno stralcio solo per alcune realtà, forse più urgenti, ma questo non giustifica la mancata rivalutazione delle altre indennità.

Anche la risposta sulle progressioni è stata parziale, privilegiando il passaggio dal D-base al D-evoluto (fermo da diversi anni), ma senza tener conto di alcune situazioni su altri livelli che già fanno mansioni superiori rispetto al loro inquadramento.

Fatto poi assolutamente negativo (una furbata dell’Apran) è stato quello di aver introdotto nel contratto il recepimento delle norme disciplinari nazionali che essendo obbligatorie (almeno così ha detto l’Apran, alla faccia della nostra Autonomia) non dovevano essere allegate al contratto e quindi sottoscritte dai sindacati. Tra le norme veramente vessatorie vi è quella di cui all’art. 6, comma 7 punto m. che prevede il licenziamento in caso di ”violazione dolosa o gravemente colposa (leggi colpa grave) di obblighi concernenti la prestazione lavorativa che abbiano determinato la condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno”. Attenzione perché i casi di colpa grave da parte del dipendente sono in continuo aumento.

Fatte queste premesse è doveroso dire che non tutto è stato negativo, ci mancherebbe altro, e tra le cose assolutamente positive vi è l’introduzione della 5^ fascia economica che la Fenalt aveva chiesto da diversi anni, il recepimento e il miglioramento delle norme nazionali sulla tutela della maternità e della paternità, il riconoscimento della reperibilità per chi opera da casa, le assunzioni a tempo determinato e altre piccole integrazioni e precisazioni su flessibilità di orario, permessi retribuiti, ecc.

Il bilancio al netto delle cose positive rimane però a mio giudizio negativo. Perché allora firmare? Semplice: ci sono argomenti che verranno affrontati e discussi nella contrattazione decentrata (valutazione della prestazione, orario di lavoro, passaggio diretto di personale, cambio generazionale, precariato, ecc.) sui quali non sarebbe possibile intervenire come sindacato se non si è firmatari del contratto. Norma che hanno voluto evidenziare in contratto e che per noi è incostituzionale. Per questo abbiamo suggerito e chiesto ai lavoratori nell’assemblea generale che si è tenuta il 17 settembre scorso presso il Cinema Vittoria, di poter firmare il contratto con una nota a verbale dove si esprime il nostro giudizio negativo, ma si esplicita che si firma esclusivamente per non essere esclusi dai tavoli di contrattazione decentrata. Potevamo lasciare ai confederali mano libera sul futuro dei lavoratori? Cosa per noi assolutamente improponibile. Dobbiamo invece aumentare il nostro potere contrattuale in termini di rappresentatività per contare di più ai tavoli di contrattazione, per non rinunciare ai nostri diritti ed alla nostra dignità di lavoratori del pubblico impiego. Per raggiungere questo obiettivo serve tanta forza e convinzione”.

Il Presidente Fenalt
Bruno Boschetti