Trento, 12 ottobre 2018 – Il 1° ottobre è stato sottoscritto definitivamente il CCPL della Pat e delle Autonomie locali. Fenalt, su mandato dei circa 500 lavoratori che hanno partecipato all’assemblea generale, ha sottoscritto con una nota  verbale in cui spiega che la firma viene apposta solo sotto il “ricatto” dell’art. 7 che stabilisce che il sindacato che  non sottoscrive il contatto collettivo è escluso dai tavoli decentrati. Tale previsione è, per chi scrive, incostituzionale, favorendo palesemente i sindacati che sottostanno alla volontà della controparte, come in questo caso, dove sono aumentate molto di più le indennità discrezionali (area Direttiva e Posizioni organizzative ed Esperti Pat)  rispetto al fatto che dal lato economico quasi il 70 % dei lavoratori non vedrà praticamente nulla, o briciole. Unica importante nota positiva è che il 20% del personale si vedrà  riconosciuta la 5^ fascia economica, cosa richiesta da Fenalt nel 2009. E’ un contratto che non condividiamo sia perché non contiene misure serie atte a fronteggiar e l’invecchiamento dei lavoratori e sia perché non  recepisce neppure le norme positive che a livello nazionale sono sopraggiunte, come ad esempio il buono pasto più flessibile e più corposo.
Segnaliamo inoltre che, non costretti dalla norma incostituzionale, non abbiamo sottoscritto  l’Accordo di settore delle Apsp e siamo in fase di riflessione sull’accordo per il personale dei Comuni, laddove vi sono novità per alcune categorie, di rilievo e anche condivisibili, ma le indennità discrezionali  la fanno da padrone rispetto alle indennità della maggior parte del personale.  Quanto alle Apsp riteniamo che qualcosa sia andato storto e ci rammarichiamo che come sindacato maggioritario del settore, non siamo stati tenuti in debita considerazione, prepotentemente scavalcati da giochetti di alleanze, con il risultato che questo accordo si allontana ancora di più dal nostro obiettivo di un contratto di carattere sanitario per il personale in questione e crea grandi iniquità, oltre ad aver svenduto il tempo di vestizione e la flessibilità-orario per 30 euro al mese netti.

STABILIZZAZIONI: SI MANTENGANO LE PROMESSE!
La controparte pubblica ci ha anche presentato la bozza di accordo sulle stabilizzazioni per l’applicazione delle norme previste in legge 3 del 2018,  ed abbiamo scoperto che ci sono falle inaccettabili. Innanzitutto ci viene proposto che non ci sia un diritto alla stabilizzazione, ma una facoltà da parte degli enti a stabilizzare, secondo il modo che più preferiscono, creando discriminazioni inaccettabili. In secondo luogo si scopre che vi sono enti che pretendono di prendersi le risorse aggiuntive stanziate per le stabilizzazioni, senza aumentare i posti di lavoro ma, ovvero senza stabilizzare il personale che ne ha diritto, ma incassando per sostituire nel proprio bilancio le spese sostenute per personale già a tempo indeterminato, ma fuori dalla dotazione organica. Chiediamo alla Giunta che chiarisca con decisione che ogni euro che verrà dato agli enti per le stabilizzazioni, sia dato solo in funzioni di nuove stabilizzazioni e non per altri scopi.