Trento, 13 ottobre 2018 –  Dopo anni di discussioni su vari tavoli, da quando le Case di riposo (Apsp) sono passate da una caratterizzazione sociale ad una sanitaria, cambiando totalmente la tipologia di ospiti – ospiti con problemi comportamentali o ospiti con gravi problemi sanitari – comportando un aumento di bisogni assistenziali, siamo riusciti ad ottenere una revisione dei parametri relativi al rapporto operatori/ospiti, oggi passato da 2,3 al 2,1; in altre parole oggi abbiamo ogni 23 ospiti per 10 operatori, domani avremo invece ogni 21 ospiti per 10 operatori con un incremento del 10% di assistenti. Un risultato che è dovuto anche alla stabilizzazione dei precari.

Nel complesso l’effetto del miglioramento del rapporto ospiti/operatori dovrebbe comportare un vantaggio sia per la vita dei primi che per quella dei secondi. La speranza è che questi ultimi possano finalmente beneficiare dei propri riposi senza dover rientrare per sostituire colleghi assenti e che forse i carichi di lavoro si possano alleviarsi.

Un grande risultato arrivato dopo anni di trattative, ma per noi non è sicuramente finita qui: adesso vogliamo capire dove vengono impiegati questi operatori, abbiamo già chiesto di discutere dove utilizzarli al meglio. Un caso può essere quello della distribuzione più corretta dei momenti di formazione.

L’aggiornamento continuo, giustamente previsto nelle Apsp, il più delle volte trova forme anomale di applicazione: capita che la giornata di aggiornamento cada su un riposo o in un tempo che precede o segue il turno di lavoro. Il che è spesso la conseguenza del fatto che non ci sono i numeri di operatori sufficienti per poter garantire l’assistenza e contemporaneamente dedicarsi alla formazione.

Altrettanto spesso accade anche che il turno non sia coperto, che manchi un operatore e che non sempre venga sostituito. Se facciamo due conti sulle sostituzioni per mancanza di operatori in periodi brevi, scopriamo che nel totale delle Apsp ci sono stati 15.000 rientri in un anno per sostituzioni di assenze.

Non accettiamo più che ciò avvenga soprattutto magari in fascia notturna e in una Casa di riposo disposta su più piani con la conseguenza che rimangano dei piani senza operatori e che poi logicamente anche il turno del mattino e del pomeriggio sia da rivedere.

Questi sono solo alcuni esempi eclatanti di problemi che possono trovare rimedio con operatori in più.

di Roberto Moser, vice segretario Fenalt