Trento, 25 ottobre 2018 – In questo periodo il tema delle pensioni è all’ordine del giorno sulle pagine di tutti i quotidiani. Ed è un tema spesso messo in relazione con quello del ricambio generazionale soprattutto nelle parole del Governo che prevede attraverso la sostituzione dei lavoratori congedati di introdurre nel mercato del lavoro una quota maggiore di giovani, un’iniezione che stando alle parole dell’Esecutivo dovrebbe contribuire anche alla crescita economica. Ma vediamo quali sono i meccanismi che regolano il ricambio generazionale nelle forme messe a punto nel contratto delle Autonomie locali in provincia di Trento. Quella del ricambio geberazionale è una norma sperimentale che riguarda la riduzione dell’orario di lavoro per quei dipendenti ai quali restano non più di due anni per la maturazione dei requisiti di età o di servizio previsti dalla legge (quattro anni in presenza di limitazioni allo svolgimento delle mansioni).

L’autorizzazione, da parte delle Amministrazioni avviene previa valutazione delle esigenze organizzative e previa concertazione con le Organizzazioni sindacali.
I soggetti interessati devono aver prestato orario di lavoro a tempo pieno e in via continuativa negli ultimi tre anni antecedenti la domanda, oppure con orario a tempo parziale a 28 e 30 ore settimanali prestato esclusivamente per l’anno nel quale viene presentata la richiesta.
Le domande di riduzione dell’orario hanno cadenza trimestrale. La riduzione oraria è stabilita a tempo indeterminato e non è consentita la modifica della stessa.
Al personale autorizzato dall’ente alla riduzione dell’orario di lavoro, è riconosciuto, per il periodo mancante al collocamento a riposo il rimborso di quanto versato volontariamente presso l’INPS al fine dell’integrazione della propria contribuzione. I dipendenti non potranno prestare altra attività lavorativa anche temporanea fino al collocamento a riposo.

di Bruno Boschetti, presidente Fenalt