Trento, 1 novembre 2018 – Mentre l’Istat ci fa sapere che l’economia italiana è in frenata, certificando una crescita pari a 0 nel terzo trimestre dell’anno (per la precisione + 0,031%), trapelano nuove notizie sulla fatidica quota 100 applicata al Pubblico impiego.  Infatti i primi candidati a quota 100 operanti nell’universo pubblico potrebbero dover aspettare 9 mesi per incassare la prima pensione dopo il raggiungimento dei requisiti minimi (38 anni di contributi e 62 di età).  L’ipotesi, che dovrebbe essere articolata all’interno di un disegno di legge collegato alla manovra, è dettata dalla preoccupazione per la gestione del turn over a seguito dell’emorragia di personale che si verificherebbe con un massiccio congedo. Si tratterebbe però solo di una misura temporanea e legata al 2019. Dopo questo primo ciclo si tornerebbe alle due finestre mobili semestrali ipotizzate qualche settimana fa. I lavoratori del privato ne avrebbero invece a disposizione quattro. Nel disegno di legge collegato che deve essere presentato entro gennaio, saranno inseriti anche i “tagli” alle pensioni d’oro, il cosiddetto contributo di solidarietà, che dovrebbe far leva per il momento su 5 distinte aliquote: 8-10% per gli assegni fino a 130mila euro lordi annui; 12-14% per gli assegni fino a 200 mila; 14-16% fino a350mila; 16-18% fino a 500mila e 20% secco oltre i 500mila euro lordi annui.