Trento,  22 novembre 2018 – Nel mese di ottobre in coincidenza con la fine del mandato della Giunta Rossi e il conseguente appuntamento elettorale, si è conclusa una fase tristissima per i dipendenti pubblici della sanità trentina con la mancata firma del contratto di lavoro. Lo sblocco dei contratti a livello nazionale aveva aperto anche in Trentino una fase di contrattazione carica di speranze e di aspettative vecchie ormai di anni. Naturalmente i tempi difficili avevano fatto sì che le risorse messe a disposizione in un primo momento dalla politica non fossero sufficienti; il sindacato aveva svolto efficacemente il proprio lavoro, mobilitando il personale del pubblico impiego arrivando a far rifinanziare il contratto della sanità per ben tre volte. La contrattazione è un processo estremamente complesso dove le parti che si affrontano, Parte pubblica e Sindacato, al momento della discussione si frammentano ulteriormente nella pluralità delle posizioni sindacali che al tavolo della sanità sono cinque. Naturalmente la possibilità di avere più idee e più visioni su un contratto fa parte della democrazia: non molto lontani sono i tempi dove esisteva anche in Italia un sindacato unico e questo sinceramente non ha portato bene ai lavoratori. Le risorse che vengono destinate alla negoziazione sono in parte vincolate da direttive della Giunta che l’Apran deve tenere in debita considerazione, dentro la cornice delle risorse presenti e sulle direttive emanate si gioca una partita feroce che ha come fine ultimo il trovare un equilibrio fra le richieste delle parti. La contrattazione della sanità trentina è sempre stata estremamente dura verosimilmente per l’alto numero di professionalità diverse da soddisfare, per il numero di sigle presenti al tavolo e cosa estremamente importante, per il tipo di personalità presenti al tavolo. Detto ciò nei passati contratti, seppur con grandi difficoltà, si era sempre riusciti a trovare la quadra, grazie ad alcune persone di buona volontà che all’ultimo momento riuscivano a far prevalere la ragione ed il bene dei lavoratori. A distanza di 10 anni dall’ultimo contratto, ahimè, queste persone sono state messe in minoranza. Hanno prevalso le logiche sindacali sul bene dei lavoratori; Nursing up e Uil forti, del consenso della maggioranza dei lavoratori sindacalizzati, da subito hanno trasformato un campo di confronto in un campo di guerra individuando negli altri sindacati più che nell’Apran la loro controparte. Da parte loro non vi è stato nessun tentativo di mediazione per trovare una soluzione, se non una posizione dura e intransigente; a questo possiamo sommare un comportamento della Cgil incomprensibile: credo che alcune volte non si siano capiti neanche loro. Dopo quasi due anni di contrattazione, se possiamo chiamarla così, si è arrivati al termine ultimo delle elezioni provinciali – che sancivano di fatto la fine del mandato della Giunta Rossi – e quindi il venire meno del principale contraente del contratto di lavoro, la Provincia. Entro questo termine dovevamo concludere questo percorso, poiché se non lo avessimo fatto avremmo dovuto cambiare il principale interlocutore e tutto quanto sarebbe slittato al prossimo anno, anno in cui inizierà il triennio contrattuale 2019/2021. Credo che sia evidente a tutti che presentarsi ad una nuova Giunta in un periodo dedicato ad un nuovo contratto chiedendo il finanziamento per questo con tutti i soldi ancora da spendere per il vecchio, non sarà un gran biglietto da visita e molto probabilmente il nuovo contratto non verrà rifinanziato, ma si useranno i soldi già presenti e non spesi. In questo senso noi della Fenalt diciamo che sono stati bruciati 10.000.000 di euro, faremo due contratti con i soldi di uno.

di Paolo Panebianco
Responsabile Fenalt – Apss Trento