Trento, 27 novembre 2018 – In tutto il mondo i salari non crescono o crescono poco. Lo dice l’Organizzazione internazionale del lavoro nell’ultimo rapporto presentato ieri a Ginevra e riferito a 136 Paesi. La crescita dei salari in termini reali a livello globale è scesa all’1,8% nel 2017, dal 2,4% nel 2016. Nelle economie avanzate del G20 la crescita salariale al netto dell’inflazione è scesa, passando dallo 0,9% del 2016 allo 0,4% del 2017. In Europa (Europa orientale esclusa) è passata dall’1,6% del 2015 all’1,3% nel 2016 fino a circa zero nel 2017 a causa di una più bassa crescita dei salari in Paesi come Francia e Germania e addirittura ad un calo dei salari reali in Italia e in Spagna. Al contrario, nei Paesi emergenti e in via di sviluppo del G20 la crescita salariale reale ha oscillato tra il 4,9% del 2016 e il 4,3% del 2017. Per il direttore generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro, Guy Ryder, “è sconcertante constatare che nelle economie ad alto reddito vi sia una crescita salariale lenta a fianco di una ripresa della crescita del Pil e la caduta della disoccupazione. Le prime indicazioni suggeriscono che la crescita lenta del salario continua nel 2018. La stagnazione dei salari – ha evidenziato – è un ostacolo alla crescita economica e all’aumento degli standard di vita”. Sul fronte dei divari retributivi di genere la situazione resta allarmante con le donne che a livello globale continuano ad essere pagate a livello globale circa il 20% di meno rispetto agli uomini. Dal rapporto emerge che In molti Paesi le donne sono più istruite degli uomini, ma guadagnano salari più bassi. Se poi sono madri, tendono ad avere salari più bassi rispetto alle lavoratrici che non hanno figli.