Trento, 14 dicembre 2018 – Suscitare paura è un modo per creare consenso. Gli esperti di comunicazione lo teorizzano da sempre, i potenti lo applicano da tempo, la gente sembra non impararlo mai. Che sia da interpretare così quanto sta succedendo nel mondo dei musei provinciali, ed in particolare al Muse, in questo scorcio del 2018 che prelude all’applicazione della Legge provinciale 13/2017? Qualche sospetto francamente ci viene. La legge – ed è questo il principale motivo di preoccupazione per i dipendenti –prevede, fra le altre cose, il passaggio del personale nei ranghi provinciali sia in termini di istituti contrattuali che di gestione amministrativa. Un passaggio a nostro avviso che porterà maggiori garanzie e una più facile esigibilità di molti diritti contrattuali. Di questo avviso è anche la Cgil, che al Muse rappresenta gran parte del precariato transitato nelle cooperative. Gli incontri che si sono tenuti fra Organizzazioni sindacali e il nuovo assessore provinciale alla cultura, Mirko Bisesti, sono stati rassicuranti. Nessuno intende depotenziare o “svuotare gli organici degli enti”, come invece paventa nelle sue comunicazioni la Uil, il sindacato di maggioranza relativa al Muse, che sul tema ha indetto alcune assemblee del personale. Lo ha ribadito a chiare lettere anche l’Assessore: sarebbe un autogoal. La realtà dei Musei trentini, infatti, rappresenta un’eccellenza che va tutelata e sostenuta anche attraverso una semplificazione amministrativa e una gestione più razionale di alcune risorse. Non dimentichiamo che al Muse in questi anni ci sono stati dipendenti che hanno accumulato centinaia di giorni di ferie non fruite, che hanno reso necessari piani di emergenza per smaltirli anche in vista del delicato passaggio amministrativo. Ci si augura che la gestione provinciale presti più attenzione a questi aspetti. Non vediamo neppure come la legge possa mettere in discussione il senso di appartenenza o l’identità del personale o ancora l’autonomia scientifica che sono questioni da collocare su ben altri piani e che sono state tirate in ballo in questa vicenda. Come ha chiarito l’Assessore, in sintonia con i dirigenti provinciali di riferimento, Bettotti, Giampietro e  Comper, si tratta soltanto di un passaggio gestionale che salvaguarderà gli istituti del contratto precedente e quanto maturato dal personale in termini di servizio. Ci auguriamo che questo passaggio sia la premessa anche per ulteriori semplificazioni della macchina gestionale i cui risparmi possano essere reinvestiti nella qualità dei musei trentini. Venerdì 7 dicembre è stato firmato un accordo sindacale per accompagnare la fase di passaggio: il personale sarà riassegnato in toto ai musei, ferie e straordinari maturati saranno conservati come pure i rapporti part-time. Semmai ci sarà da valutare – e su questo concorda anche la PaT – la necessità di integrare il personale. Quindi non è il caso di agitare spettri o timori che servono solo a serrare le fila o reclutare nuove leve in una fase in cui i pensionamenti con quota 100 minacciano di spolpare non solo i ranghi delle pubbliche amministrazioni, ma anche quelli dei sindacati di massa.