Trento, 30 dicembre 2018 – Dal 2019 il turnover nella Pubblica amministrazione centrale si amplierà al 100 per cento dei posti lasciati liberi da chi cessa il servizio. Ma l’ingresso dei nuovi assunti sarà ritardato fino al 15 novembre. Così dice la legge di bilancio. La mossa è servita per trovare una manciata di milioni di euro (circa 100) da sacrificare sull’altare dei tagli richiesti da Bruxelles per rimettere i conti a posto. Quindi non di vero e proprio blocco del turnover si tratta, ma di sospensione delle assunzioni. Chiarimento doveroso, che non muta la natura delle cose, ma che per amor di verità si rende necessario per non aumentare il caos su una manovra che è stata comunicata in un modo, ma è stata varata in tutt’altro. Ed ora fare chiarezza senza dar ad intendere che si è fatto marcia indietro, è operazione molto delicata.

Innanzitutto va chiarito che la sospensione della presa in servizio riguarda solo i posti che l’anno prossimo si libereranno in ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici (Inps, Inail e così via). Non i concorsi già banditi o in essere e nemmeno il turnover ordinario nelle regioni, negli enti locali e nella sanità. Ecco spiegato perché il risparmio ha entità così ridotta se messo in relazione con i fabbisogni occupazionali complessivi della macchina della Pubblica amministrazione italiana. A ben vedere, inoltre, la sospensione delle assunzioni riguarda posti per la copertura dei quali nel corso dell’anno si dovranno indire appositi concorsi rendendo piuttosto plausibile, anche senza il ritardo imposto dalla legge, uno spostamento in autunno degli ingressi, visto che fra il bando, le prove, i giudizi e gli altri tempi tecnici è difficile immaginare scatti brucianti.

Ma accanto all’ampliamento del turnover, il Ddl sulla “Concretezza” voluto dalla ministra Buongiorno, prevede anche un fondo per le assunzioni extra in deroga ai tetti previsti per ogni amministrazione. Si tratta di 870 milioni in 3 anni per finanziare oltre 8mila assunzioni aggiuntive fra Ministero della Giustizia, Beni culturali, Ispettorato nazionale del lavoro, Viminale, Corte dei Conti ed altri enti in cui si prevede che quota 100 provocherà consistenti emorragie. Anche questi posti saranno esonerati dalla sospensione fino al 15 novembre, e riguarderanno – si stima- 2.600 persone. Un altro capitolo in deroga è rappresentato dal ricco programma di assunzioni nelle Forze dell’ordine, voluto dal Ministero dell’Interno, che nel 2019 coinvolgerà 1.405 persone, senza contare 500 nuovi posti in più all’anno per i prossimi tre anni dedicati ai vigili del fuoco e un migliaio di nuovi ingressi in magistratura. Insomma saranno circa 5.000 le assunzioni che nel 2019 potranno dribblare la sospensione fino al 15 novembre, senza naturalmente considerare – come abbiamo detto – i concorsi già in essere e le assunzioni negli enti locali.