Trento, 11 gennaio 2019 – Ci domandiamo come possano le aziende private rispettare le regole sui propri dipendenti se la prima azienda trentina per numero di dipendenti non è in grado di rispettarle! Facciamo due esempi rappresentativi.

Il primo riguarda l’obbligo di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Abbiamo nota di un gran numero di dipendenti che non ha beneficiato della formazione in materia di sicurezza. In particolare secondo il D.Lgs. 81/08 e secondo gli accordi Stato, Regioni e Province aut. – 2011 è previsto un corso base di minimo 4 ore e un corso sui rischi specifici da un minimo di 4 fino ad 8 ore, in base al livello del rischio. Inoltre sarebbe richiesta una formazione specifica sul primo soccorso e sui DPI di terza categoria c.d. “salva vita”.
Ad esempio, i tecnici dell’UOPSAL che per conto dell’APSS prescrivono tali norme ai datori di lavoro privati, operano nei più disparati ambienti di lavoro spesso ad alto rischio, anche se non tutti hanno la formazione di cui sopra. Le regole sono presenti dal 1955, nel dettaglio dal 2008. Si pensi a due ispettori che operano in ambienti isolati (vedi ambiti forestali, agricoli, ecc) e si immagini che uno dei due subisca un trauma o un evento grave come un infarto: senza formazione ed addestramento in primo soccorso, senza strutture sanitarie vicine; le conseguenze sarebbero gravi. E i DPI di 3°ctg? Ad esempio per gli imbrachi di sicurezza per gli interventi in quota, per gli autorespiratori per ambienti confinati, ecc. manca una specifica dotazione, formazione e addestramento. In altre parole l’APSS ometterebbe di adempiere alle previsioni di sicurezza sul lavoro! I lavoratori potrebbero citare a giudizio il datore di lavoro per violazione dell’obbligo (art. 2087 c.c.) con conseguente richiesta di danni. E la Fenalt potrebbe costituirsi parte civile!

Un recente esempio ha dell’incredibile: riguarda la formazione obbligatoria, quella che è necessaria per svolgere correttamente il lavoro. Il regolamento interno prevederebbe per qualsiasi corso di formazione/aggiornamento esterno che i lavoratori partecipino fuori servizio, creando una evidente disparità di trattamento rispetto ad esempio ai lavoratori delle Autonomie locali. Nei giorni scorsi l’Ente ha inviato alla ASL di Verona una decina di tecnici della prevenzione (UOPSAL) per un incontro funzionale all’attività di vigilanza in applicazione del piano nazionale prevenzione agricoltura (Inail, Comitato Tecnico Interregionale della Conferenza Stato Regioni e Aziende Sanitarie Locali, Regioni). Un’attività formativa necessaria per migliorare le attività ispettive in agricoltura, renderle omogenee sul piano nazionale e garantire con efficacia i requisiti minimi ravvisati dal CTI. I lavoratori sono andati a Verona (USSL 20 Regione Veneto) con i loro automezzi, senza copertura assicurativa INAIL, fuori servizio, tramite un permesso retribuito per formazione, assieme ad un loro dirigente medico, il quale era invece in servizio, in missione, coperto a livello previdenziale. Non tutti i lavoratori sono a conoscenza di questo modus operandi: in caso di incidenti sono immaginabili le gravi conseguenze. Per non parlare della differenza di trattamento inaccettabile tra le diverse professioni nella stessa azienda.

Chiediamo al Servizio Lavoro della PaT di verificare la regolarità di simili situazioni, all’Ordine professionale dei TPALL di vagliare la situazione e all’Assessore provinciale alla sanità, Segnana, di analizzare lo stato delle cose ed intervenire affinché sia modificato il Regolamento. L’Azienda sanitaria su questo tema ha superato ogni limite: non si capisce come sia possibile formare il personale in un regime senza tutele, di fatto disincentivando l’aggiornamento professionale?

Bruno Boschetti
Presidente Fenalt