Trento, 8 febbraio 2019 – Nei giorni scorsi la Commissione europea ha ufficializzato le stime sulla crescita dei Paesi UE nel 2019. Per l’Italia è previsto un magro +0,2 %, per l’Eurozona un 1,3%, per l’UE28 un 1,5%. La Commissione europea prende atto che è in corso un rallentamento dell’economia del Vecchio Continente che si inserisce all’interno di uno scenario globale aggravato da un diffuso rallentamento della crescita mondiale, dalle tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina, dall’incertezza sull’esito dei negoziati di Brexit e dalla preoccupazione per la sostenibilità sul medio lungo-termine dei conti pubblici italiani. Oltre a quelle relative all’Italia sono al ribasso anche le previsioni relative a Francia e Germania. Tra il 2014 e il 2017 la Germania ha corso al ritmo medio del 2,1%, ma per il 2019 dovrà accontentarsi di un semplice 1,1%. Gli ultimi dati della produzione industriale non sono affatto incoraggianti. La Francia vedrà una crescita dell’1,3% e la Spagna del 2,1%. In controtendenza i Paesi dell’Est Europa che vivono ancora sull’onda di un recupero del ritardo economico legato al loro retaggio storico. La Polonia crescerà del 3,5%, l’Ungheria del 3,4%, la Slovacchia del 4,1% e la Slovenia del 3,1%. Tornando al Belpaese, va sottolineato che dopo 14 mesi di crescita consecutiva la variazione congiunturale (cioè su base trimestrale) italiana sullo scorcio del 2018 è stata negativa: nel terzo trimestre 2018 e nel quarto trimestre dello stesso anno il PIL è calato rispettivamente dello 0,1% e dello 0,2%. Due contrazioni successive in trimestri consecutivi vengono formalmente considerati l’inizio di una fase tecnica di recessione.