Trento,  8 marzo 2019 – Nei giorni scorsi Istat ha diffuso il flash sull’andamento economico del Paese nel 2018. Dai dati emerge che nello scorso anno è stato il valore aggiunto dell’industria manifatturiera (e in parte dalle costruzioni) a spingere l’economia. Ma il forte ridimensionamento della domanda interna, in particolare i consumi delle famiglie, e il contributo negativo della domanda estera netta hanno frenato quella spinta fin quasi a dimezzarne la portata rispetto al 2017. In sintesi ecco i dati più significativi: il Pil in volumi nel 2018 è cresciuto dello 0,9% (contro il +1,6% del 2017) mentre a prezzi correnti la variazione si è fermata all’1,7% (contro il 2,1% atteso da diversi analisti). Buono l’avanzo primario, cioè la differenza fra entrate ed uscite dello Stato al netto del costo del debito (+1,6% contro il +1,4% del 2017); tiene l’indebitamento netto (cioè il deficit, pari a -2,1% contro il -2,4% dell’anno prima), ma il discorso cambia se si guarda al rapporto debito/Pil che passa  dal 131,3% del 2017 al 132,1 del 2018 (poco meno di 2.317 miliardi in valori assoluti).  L’aggravio degli oneri per interessi (costo del debito) sono sicuramente una componente importante del peggioramento dell’indicatore. La pressione fiscale nel 2018 si è fermata sullo steso livello del 2017, al 42,2%. Quanto al mondo dell’occupazione le unità di lavoro sono aumentate a un ritmo più lento del 2017, mentre le retribuzioni pro capite hanno segnato un netto recupero. L’incremento delle unità di lavoro è dello 0,8%, sintesi di un incremento dei dipendenti (+1,3%) e un calo degli autonomi (-0,3%). La crescita ha interessato tutti i macrosettori, ad eccezione delle costruzioni (-0,2%). L’ occupazione è aumentata dell’1,4% nell’industria in senso stretto, dello 0,8% nei servizi e dello 0,7% nell’agricoltura. Mentre i redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono cresciuti rispettivamente del 3,3% e del 3,0%.