Trento, 20 marzo 2019 – La vera piaga di questo Paese, oltre al macigno del debito pubblico e alla bassa produttività pro capite, è rappresentata dall’evasione/elusione fiscale. La prima è il tentativo di nascondere i redditi per impedire il prelievo fiscale (non dichiarandoli), la seconda è il tentativo di aggirare le leggi per ridurre il prelievo fiscale (false fatturazioni e altri meccanismi tesi ad ingannare il fisco).
Nel 2018 i controlli e le ispezioni, l’attività di riscossione e la compliance (invio di lettere e alert che segnalano anomalie) hanno portato nelle casse dello Stato 16,2 miliardi di Euro che nel dettaglio derivano da 11,25 miliardi di versamenti diretti (+10% sul 2017), 3,11 miliardi dagli agenti della riscossione (+4%) e 1,8 miliardi dalla compliance (+38%). In calo invece le entrate da condoni che si attestano a 2,6 miliardi (-41% sul 2017). Crescono anche i 730 precompilati inviati direttamente dai contribuenti all’Agenzia delle Entrate. Si è passati da 2,4 a 2,9 milioni. C’è ancora molto margine per migliorare: un’indagine pubblicata in gennaio dall’Università Ca’ Foscari di Venezia stima che il valore assoluto dei redditi complessivi evasi in Italia stia tra i 124,5 miliardi e i 132,1 miliardi di euro (quasi il 7% del PIL). Per lo Stato si tratta di una perdita di gettito record: superiore a 38 miliardi l’anno. E nello studio si confermano alcuni sospetti: a evadere di più le tasse sono i lavoratori autonomi e chi può contare su rendite immobiliari, ossia sugli affitti. Per i redditi da lavoro autonomo e impresa il tasso stimato di ‘sottodichiarazione’ è del 23%. Per i redditi da locazione il tasso sale al 44%. La prima rivoluzione fiscale che dovrebbe fare questo Paese? Far pagare a tutti le tasse. Potremmo pagare tutti meno tasse, senza ricorrere a manovre in deficit.