Trento, 17 aprile 2019 – Ci sarà o non ci sarà l’aumento dell’IVA? Questo è il problema. – Potremmo porre in questi termini, parafrasando la celebre frase dell’Amleto, il dilemma che imperversa in questi giorni sulle pagine dei quotidiani.
A sentire il ministro Tria le stesse previsioni della legge di Bilancio si baserebbero sull’aumento, come dire che è inevitabile per far tornare i conti. A sentire i due vicepresidenti del Consiglio, Di Maio e Salvini, impegnati nella campagna elettorale europea, non succederà mai. A noi italiani non resta che incrociare le dita. Fatto sta che da una simulazione del Sole24Ore si evince che tra quelli che avrebbero la peggio con l’aumento dell’iva ci sarebbero gli abitanti di Lombardia e Trentino-Alto Adige (658 e 654 Euro all’anno per famiglia) ipotizzando che le aliquote siano quelle indicate nella legge di Bilancio, cioè  per l’iva ordinaria dal 22% al 25,2% nel 2020 e dal 25,2% al 26,5% nel 2021, mentre per l’iva al 10% si balzerebbe direttamente al 13%.  Perché noi trentini pagheremmo di più? Semplice, secondo l’ultima fotografia della spesa familiare scattata dall’Istat (2017), il paniere della spesa di trentini e lombardi sarebbe quello che subirebbe i maggiori rincari: soffrirebbe infatti di più chi acquista maggiormente prodotti con aliquota al 22%, come ad esempio abbigliamento e calzature, ma anche arredi, bibite, vini e liquori. Al contrario, rimane più protetto chi spende molto per beni tassati al 4%, come pane, frutta e verdura. Il minor impatto si avrebbe così in Calabria (388 euro, il 2,16%), seguita dalla Campania e dalla Basilicata.
Comunque sia, in un periodo in cui si discute tanto di flat tax, ossia di aliquote fiscali uguali per tutti, ci viene da pensare che la vera flat tax ce la ritroveremo con gli aumenti dell’iva che colpiscono indiscriminatamente tutti, ricchi e poveri allo stesso modo, ma pesano in modo ben diverso sul portafoglio dei primi rispetto ai secondi.
Se le cose andranno così, avremo bruciato rapidamente gli incrementi salariali del triennio contrattuale 2016-2018.  E ricordiamoci che fra le varie misure adottabili da una politica fiscale restrittiva quello dell’aumento dell’iva è uno di quelli che deprime di più i consumi. Addio ripresa economica, addio aumento dell’occupazione. Benvenuta recessione!