Trento, 1 maggio 2019 – La Festa del Lavoro è per ogni sindacato un giorno importante. Festeggiare il lavoro significa celebrarne l’utilità sociale, la funzione di promozione della dignità e della consapevolezza umana. Il lavoro non dovrebbe essere mai un fine, ma uno strumento di valorizzazione della creatività e dell’ingegno dell’uomo. Tuttavia in un’epoca di incertezza e di precarietà il lavoro è spesso un’aspirazione frustrata. Lo è soprattutto per i giovani italiani il cui tasso di disoccupazione è fra i più alti in Europa. Lo è per i dipendenti di molte imprese in difficoltà del nostro Paese. Questa è un’epoca in cui l’idea tradizionale del lavoro, cui ci aveva abituato una società dal “ritmo lento”, è messa in crisi dai repentini cambiamenti globali in campo tecnologico e di riflesso in campo sociale.  È richiesta grande capacità di adattamento che non può essere frutto di improvvisazione, ma – quanto mai in un tempo di rivoluzione tecnologica permanente – dall’aggiornamento culturale. La formazione continua è oggi l’altra faccia del lavoro. Senza una formazione continua a tutti i livelli – a partire da quello datoriale – sarà impossibile fare impresa o gestire la pubblica amministrazione mantenendosi al passo con i tempi, cioè difendendo il valore di ciò che si fa, ovvero la produttività. Senza meccanismi di aggiornamento efficaci il rischio è quello della marginalizzazione e dell’esclusione dai circuiti di creazione del valore, e quindi di creazione del lavoro. Ecco perché festeggiare il lavoro significa, oggi soprattutto, difendere il diritto a ricevere una formazione che consenta al singolo e al sistema di rigenerarsi e di non perdere il treno del progresso tecnologico e digitale. L’unica arma di difesa reale del lavoro è la formazione, ancor prima della riduzione del costo del lavoro stesso o del reddito di cittadinanza che sono rimedi di breve respiro in attesa che nuove tecnologie – dai robot all’intelligenza artificiale – cancellino le professioni che cerchiamo di difendere applicando una obsoleta logica di contenimento dei costi o di sussidio. Anche il sindacato oggi deve saper guardare più in là e riflettere su prospettive globali e di lungo periodo. È uno sforzo di sistema che va sostenuto da tutti, in primis gli iscritti a tutti i sindacati. Non dimentichiamo mai che il “saper fare” è il presupposto del “fare” e che quella del “fare” è una categoria storica. Cioè cambia con i tempi. Buon primo maggio da Fenalt