Trento, 15 maggio 2019 – Fra su e giù la curva della crescita europea sta progressivamente piegando verso il basso. Lo dicono i recenti dati sulla produzione industriale di Eurolandia. A marzo c’è stato un calo dello 0,3% rispetto a febbraio che già aveva segnato un calo dello 0,1% rispetto a gennaio. I risultati parziali di Francia (-0,9%), Italia (-0,9%) e Spagna (-1,2%) non lasciavano certo supporre un dato di sintesi positivo nonostante il +0,4% della Germania. Su tutti però c’è un dato che fa sperare: è cresciuta la produzione di beni capitali, cioè di macchinari, +0,4% che fa pensare ad un rilancio degli investimenti, presupposto indispensabile per una futura crescita. Sempre debole, invece, la produzione di automobili (-0,5%) che è un settore strategico in un continente in cui la filiera dell’auto muove imprese piccole e grandi di tanti Paesi, specie l’Italia. Negli ultimi dodici mesi solo tre hanno registrato un aumento della produzione europea. Lo scenario comincia a presentare più ombre che luci e il PIL di Eurolandia del prossimo trimestre potrebbe crescere meno del previsto. Una situazione di debolezza che potrebbe rivelarsi esplosiva se si somma alle guerre dei dazi fra Usa, Cina ed Europa e al rallentamento dell’economia cinese, per non parlare dell’incombente minaccia dell’esito di Brexit. In un mondo globalizzato nessun Paese è un’isola: anche la poderosa crescita americana potrebbe avere i giorni contati.