Trento, 3 giugno 2019  – Il tema del precariato e la richiesta di contromisure per far fronte con livelli occupazionali adeguati e stabili ad un carico di lavoro sempre crescente, effetto anche di un successo consolidato, è da anni al centro del dibattito fra politica e sindacati al Muse e in minor misura anche al Mart. Nell’ul­ti­ma riu­nio­ne del­la Giun­ta provinciale, la scor­sa set­ti­ma­na, è sta­to ap­pro­va­to uno stral­cio al fab­bi­so­gno del per­so­na­le dei tre principali musei trentini: Muse, Mart e Mu­seo de­gli usi e costumi. La de­li­be­ra pre­ve­de l’as­sun­zio­ne di die­ci per­so­ne al Mart e die­ci al Mu­se (no­ve so­no pe­rò le po­si­zio­ni). Due in­ve­ce gli as­sun­ti a San Mi­che­le. Si tratta però di stabilizzazioni. In totale 22 figure. In base alla legge provinciale 15/2018 l’orientamento dell’Amministrazione è quello di ri­dur­re il ri­cor­so dei con­trat­ti a ter­mi­ne e di va­lo­riz­za­re la pro­fes­sio­na­li­tà ac­qui­si­ta dal per­so­na­le con rap­por­to di la­vo­ro a tem­po de­ter­mi­na­to, assumendo nel triennio 2018-2020 a tem­po in­de­ter­mi­na­to fi­gu­re che ab­bia­no lavorato in ciascun ente con con­trat­ti fles­si­bi­li. In base alle norme sarebbe richiesta comunicazione preventiva ai sindacati, ma – come si sa – il fair play ai nostri giorni è stato sepolto. Fa sorridere che al Muse si stabilizzino dieci baciati dalla fortuna quando la gran massa dei precari che svolgono un lavoro prezioso per il Museo è stata obbligata ad accontentarsi di contratti dalla discutibile retribuzione in cooperative esterne. Ma si sa, era il film di un’altra giunta provinciale. Vedremo se questo è l’inizio di una nuova era.