Trento, 18 luglio 2019 – Lapidarie le parole di Paolo Panebianco, delegato Fenalt per la Sanità, dopo l’ennesimo fallimento della trattativa per il rinnovo del contratto di settore: “Forse i sindacati di maggioranza si sono seduti al tavolo già con l’intenzione di rompere tutto a priori”. Si tratta di un sospetto legittimo visto il succedersi degli eventi che ha caratterizzato la giornata di ieri. I sindacati di maggior peso, Nursing Up e Uil Fpl, hanno, infatti, rifiutato in toto il pacchetto di misure avanzate da Apran. Panebianco spiega che la Controparte era arrivata con una proposta molto vicina alle richieste della maggioranza sindacale: “Una proposta che non ci soddisfaceva pienamente, disequilibrata. Tuttavia eravamo dell’idea che andasse firmata per chiudere un rinnovo che si trascina da due anni. Quello che è successo oggi è una vergogna – prosegue – in quanto così è ancora tutto bloccato, gli 11 milioni non vengono distribuiti ai lavoratori e non si può parlare del contratto 2019-2021. Così facendo abbiamo perso tutti anche perché Apran ha annunciato che non ci convocherà a breve. Bisogna sapere fino a che punto è giusto tirare la corda»”.  Amarezza e delusione esprimono anche Cgil e Cisl. Commenta Luigi Diaspro, segretario Funzione pubblica della Cgil: “Si chiude definitivamente e nel modo peggiore la trattativa per il rinnovo del contratto della sanità”.  Quasi unidici milioni di Euro sono le risorse sul piatto che attendono di essere destinate a vantaggio di 7mila lavoratori di cui 1.400 tecnici amministrativi. Difficile dire quale piega prenderanno ora gli eventi.