Trento, 4 agosto 2019 – L’obbligo di pubblicare online redditi e patrimoni si applica anche ai dirigenti di vertice di Regioni, enti locali e Authority. E la trasparenza “minima”, quella che impone di pubblicare almeno stipendi e rimborsi spese, riguarda tutte le figure dirigenziali della Pa, compresi i titolari di «incarichi di funzione dirigenziale» che non hanno la qualifica di dirigente o non sono dipendenti pubblici.

Lo rende noto il Sole24Ore  dell’1 agosto a pag. 22 che fa il punto – in un articolo qui riassunto – sugli obblighi di trasparenza per i dirigenti della Pa dopo che l’Anac ha aggiornato le regole in materia, introdotte dalla legge Severino (delibera 586/2019),  a seguito della sentenza 20/2019 con cui la Corte costituzionale aveva bocciato  il trattamento uguale per tutti previsto dalla norma originaria, ritenendo corretto graduare gli obblighi a seconda del ruolo dirigenziale in funzione del diverso grado di esposizione al rischio di corruzione.

Da qui era nato un doppio trattamento: obbligo pieno, compresi redditi e patrimoni, solo ai vertici apicali della Pa e obbligo ridotto a stipendi e rimborsi spese per gli altri. Una distinzione provvisoria, come avvertito dalla stessa Corte, invitando Governo e Parlamento a rimettere mano alla norma. La politica non l’ha fatto e ora è intervenuta l’Anac che ha imposto la massima trasparenza.

Pertanto l’obbligo esteso a redditi e patrimoni non si limita ai vertici della Pa centrale, ma si estende ad Authority, enti territoriali, autorità portuali e ordini professionali. Il criterio è funzionale: chi è a capo di strutture articolate in uffici di livello dirigenziale deve pubblicare tutto.  Anche la trasparenza “alleggerita” (stipendi e rimborsi) si applica a tutte le Pa, sanità compresa, e a tutte le figure dirigenziali: compresi i titolari di incarichi di studio e consulenza, uffici di diretta collaborazione e ispettori, anche se non sono dipendenti pubblici o non hanno qualifica dirigenziale (per esempio i titolari di posizioni organizzative).