Trento, 19 agosto 2019 – Da settimane oramai infuria sulle colonne dei quotidiani locali la polemica fra PaT e associazioni di categoria dei pubblici esercizi trentini (bar e ristoranti) in merito alla nuova convenzione che dovrebbe regolare i buoni pasto dei dipendenti pubblici. La vecchia è ormai prossima alla scadenza, ma la strada per arrivare a definire la nuova pare costellata di rovi. Sì, perché i ristoratori non ci stanno a rimetterci del loro:  il bando per la gara d’appalto approvato dalla Provincia per il rinnovo comporta infatti commissioni troppo onerose. E siccome non vogliono essere loro a pagare per le scelte provinciali di razionalizzazione delle risorse, a farne le spese sarà la qualità dei pasti offerti, sempre che l’appalto vada in porto con l’adesione di un numero minimo di ristoratori. Ma la cosa pare difficile visto che fra le associazioni di categoria la parola d’ordine ormai è non aderire. A questo punto, allora, alla Provincia non rimarrebbe che andare con Consip Spa o prevedere la reinternalizzazione del servizio con costi sicuramente superiori. Finalmente – ci viene da dire come sindacato – il problema dei buoni pasto viene a galla. Sono anni che Fenalt insiste per l’uso cumulabile dei ticket da spendere non solo in bar e ristoranti ma anche nei negozi alimentari e fuori dall’orario della pausa lavorativa, ben prima che a livello nazionale si facesse la riforma che rende vieppù inaccettabile la nostra situazione.
In Trentino finora non è stato possibile seguire la strada del resto del Paese, complici anche i Confederali che hanno preferito  fin qui soprassedere,  per non combattere una battaglia persa fin da principio per la netta opposizione dell’amministrazione pubblica che, fatti due conti, ha visto che non le conveniva. Ora si stracciano le vesti sui giornali per quanto sta succedendo ed invocano una riforma. Non possiamo che prenderne atto. Speriamo di avere occasione tutti insieme di introdurre qualche novità anche qui da noi ora che la PaT sembra essere stata messa alle strette.