Trento, 31 agosto 2019 – Nelle case di riposo del Trentino c’è carenza di personale assistenziale ed infermieristico. Da molto Fenalt lo denuncia. Oggi a lanciare il grido di allarme, in un articolo apparso sul quotidiano l’Adige, è il vicesegretario generale Roberto Moser.  “La carenza di personale nelle Case di riposo trentine sta diventando un problema cronico – osserva Moser – Alla mancanza di personale infermieristico si aggiunge oggi anche la difficoltà di reperire operatori sociosanitari (OSS)”. Nonostante negli ultimi anni siano stati elevati i parametri assistenziali (rapporto nr. ospiti/nr. operatori), con un esborso da parte dell’Ente pubblico superiore ai 6 milioni di Euro, poche strutture hanno effettivamente investito le risorse disponibili in ore di assistenza. In alcuni casi la Direzione ha dichiarato di rispettare i parametri previsti, ma di fatto gli operatori si trovano spesso costretti a rinunciare anche alla pausa pranzo. A certificarlo è la fredda oggettività dei numeri: nelle 41 Apsp trentine gli operatori nel 2018 hanno saltato 15.000 turni di riposo, sottraendo tempo alle proprie famiglie e al recupero psicofisico per sostituire i colleghi assenti.

La verità, come da anni dichiara Fenalt, è che la difficoltà nel reperire personale dipende sia dal tipo di lavoro – che negli anni si è fatto sempre più gravoso perché le case di riposo con l’allungamento delle aspettative di vita sono diventate vere e proprie cliniche a lunga degenza – sia dal tipo di contratto.

“Se si vuole trovare operatori disposti ad entrare nel mondo delle APSP – dichiara Roberto Moser, vicesegretario generale Fenalt e responsabile per le Case di riposo – dobbiamo rivedere il contratto di lavoro, in primis adottandone uno di stampo sanitario. Oggi gli operatori delle Case di riposo sono inseriti nel contratto delle autonomie locali, un contratto che non tutela adeguatamente le attività di servizio alla persona. In secondo luogo, va difesa la dignità della professione con un equo riconoscimento economico che tenga giustamente conto dell’impegno notturno e festivo. Occorre urgentemente accrescere l’attrattività del settore altrimenti, non appena l’Apss bandirà il prossimo concorso, assisteremo ad una partecipazione in massa degli operatori delle Apsp alla ricerca di migliori condizioni lavorative con abbandono massiccio delle Case di riposo”.

“Non servono necessariamente nuove risorse – conclude Moser – basterebbe razionalizzare quelle attuali, accorpando CDA e Presidenti, come andiamo chiedendo da anni, e procedendo ad una seria riorganizzazione come quelle suggerite da diversi studi di settore, uno commissionato anche alla Bocconi di Milano. Finora però sono state fatte orecchie da mercante risparmiando solo sulla retribuzione dei dipendenti. Non è così che si assicura una assistenza dignitosa ai nostri anziani, non è così che il Trentino può trattare i lavoratori che ci accompagnano verso il fine vita”.