Trento, 4 settembre 2019 – In questi giorni le criticità delle Case di Riposo sono state sotto l’attenzione di tutti per lo spazio dedicato dai giornali a seguito dell’intervista di Roberto Moser, vicesegretario generale Fenalt, che  ha denunciato una situazione intollerabile per i lavoratori.
“Era ora che si accendessero i riflettori sulla situazione dei lavoratori delle Case di Riposo – commenta Roberto Moser – Mi rammarico invece che le mie segnalazioni siano state considerate polemiche, quando non sono che indicazioni di situazioni di fatto. Per non tornare sull’argomento dello stipendio e del contratto – che sono da rivedere per restituire dignità e adeguate tutele a lavoratori impegnati in una professione delicata anche sotto il profilo della responsabilità – si pensi, ad esempio, alle certificazioni Family Audit, esibite dalla gran parte delle Case di Riposo. Come è possibile che sia presente la certificazione che dovrebbe salvaguardare la conciliazione famiglia-lavoro, laddove si mette in discussione addirittura il congedo di maternità o laddove le ferie non sono confermate o sono confermate troppo tardi per programmarle o sono incerti i turni di riposo o la reperibilità è gestita in modo scorretto? Come Fenalt mettiamo in forte discussione gli accreditamenti Family Audit delle Apsp e ne chiediamo un serio controllo o la revisione”
Ma lista dei problemi, che rendono esplosiva la situazione del personale delle Case di Riposo, è ancora lunga. “Mancano le indennità per il lavoro su turni. Manca il servizio di mensa previsto dal contratto, e a volte manca addirittura il tempo per la pausa pranzo. Non c’ è un corretto inquadramento professionale delle figure laureate. Ci sono ospiti con problemi comportamentali incompatibili con l’ambiente che nel tempo hanno causato alcuni infortuni sul lavoro. Non è riconosciuto il tempo per il cambio divisa, che è stata invece una conquista recente dei dipendenti dell’Apss. C’è il problema della somministrazione dei farmaci da parte degli operatori. C’è la necessità di riconoscere che le Apsp stanno diventando sempre più cliniche per lungodegenti anziché spazi per gli anziani. Pertanto – si chiede Moser – dobbiamo procedere su alcuni di questi aspetti con vertenze giudiziarie? O forse è giunto il momento che si apra un tavolo in Apran perché, vista la gravità della situazione, si affrontino questi temi in maniera molto più incisiva di quanto fatto fino ad oggi, per dare una dignità lavorativa agli operatori e “di riflesso” una vita migliore ai nostri anziani. La nostra non è polemica, ma un appello alle altre forze sindacali e alla politica perché è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti