Trento, 12 settembre 2019 – L’economia italiana è in stagnazione. Lo ha detto nei giorni scorsi la nota mensile sull’andamento  dell’economia pubblicata dall’Istat che conferma il perdurare di una situazione di grande incertezza. Secondo i dati elaborati dall’Istituto di statistica nazionale il Pil si è mantenuto sugli stessi livelli dei tre mesi precedenti. Nel secondo trimestre il valore aggiunto dell’industria segna un calo del -0,4 per cento, dopo che il trimestre precedente aveva registrato un aumento (+0,5 per cento). Crescono le esportazioni, con un incremento congiunturale dell’1,2 per cento a differenza delle importazioni, che si sono ridotte del 2,1 per cento. A trainare le vendite all’estero sono i mercati extra Ue (+3,9 per cento), mentre si registra una flessione dei flussi diretti verso l’Europa (-1 per cento). La crescita riguarda soprattutto i beni di consumo non durevoli e quelli strumentali. Restano stazionari i consumi finali nazionali. Alla stagnazione della spesa delle famiglie ha contribuito la riduzione degli acquisti per i beni semi-durevoli (-2,7 per cento tra aprile e giugno) e durevoli (-0,8 negli ultimi due trimestri). La debolezza dei ritmi produttivi si è riflessa anche sul mercato del lavoro: si interrompe la crescita dei posti di lavoro e diminuiscono lievemente le ore lavorate (-0,1 per cento).  I dati di luglio hanno confermato il trend negativo registrato nell’ultimo trimestre, con la flessione del numero di occupati (-0,1 per cento) e il rialzo del tasso di disoccupazione, ora a quota 9,9 per cento. La brusca frenata della locomotiva tedesca (-4,2 per cento della produzione industriale a luglio su base tendenziale), le tensioni commerciali fra Cina e America e l’incertezza su Brexit non fanno presagire nulla di buono per il futuro.