Trento, 19 settembre 2019 – Si è tenuto nei giorni scorsi un incontro fra il presidente della Giunta provinciale, Maurizio Fugatti, e le Organizzazioni sindacali del pubblici impiego in merito ai temi del rinnovo contrattuale 2019-2021. Nell’ambito dell’incontro la Fenalt per bocca del suo segretario generale, Maurizio Valentinotti, ha proposto un patto tra amministrazione pubblica e lavoratori per crescere come comunità, migliorare i servizi e risparmiare, e ha formulato le seguenti considerazioni nel merito:

  1. Non si può accettare una proposta pubblica che sia di un sono euro inferiore a quanto si concorderà a Bolzano, laddove le risorse sono già oggetto di trattativa concreta. Questo sia per quanto concerne il salario fondamentale, sia per quanto riguarda l’accessorio e anche il buono pasto, visto come risorsa per aumentare il reddito dei lavoratori, in modo che rientri immediatamente nel circuito economico. La Fenalt ha trasmesso una piattaforma economica che evidenzia tutte le necessità: siamo consci che non si potrà avere tutto e subito, ma vogliamo che si identifichi un percorso che porta nella direzione di soddisfare le nostre richieste.
  2. Dare al personale delle APSP un contratto armonizzato con l’APSS: indennità di turno, riconoscimento del cambio divisa a tutti quelli che sono in servizio, diritto al buono pasto o indennità sostitutiva di mensa; è inoltre necessario creare economie di scala (CdA, servizi generali gestiti a livello di bacino ampio) da reinvestire in assistenza. E provvedere a definire i presupposti per gestire in modo razionale (sia dal punto di vista degli operatori sia di tutti gli ospiti) l’inserimento dei pazienti con problemi comportamentali. È inoltre opportuno avvalersi degli studi tecnici comunali per la progettazione e la direzione dei lavori per evitare, come avvenuto in due case di riposo, che si affidino i lavori al fratello del direttore. Sono un’eccezione o sono la dimostrazione che le APSP sono dei piccoli centri di potere?
  3. Comuni: occorre investire su una organizzazione che crei una macchina produttiva razionale. Come farebbe un qualsiasi imprenditore, posti degli obiettivi, si deve partire dalla verifica di che organico c’è bisogno per raggiungerli. Evitare appalti di lavori che possono esser fatti con personale proprio partendo dal personale OPERAIO che deve essere considerato una risorsa e deve quindi essere messo in condizioni di fare massa critica per far fronte alle tante esigenze manutentive e di supporto alle attività. Analogamente vanno strutturati gli uffici tecnici in modo tale da evitare il ricorso all’esterno il più possibile.
  4. Riqualificazione del personale e riorganizzazione dal basso dei servizi: sarebbe da auspicare una maggior sensibilità per premiare la crescita professionale del personale pubblico, agevolando i percorsi (miseri) di carriera. Ci sono troppi lavoratori sotto inquadrati rispetto alle proprie mansioni: operai specializzati e polivalenti al B base, tecnici o amministrativi con notevole autonomia di lavoro e responsabilità ancora al C base. Interveniamo sugli Enti che non avviano i processi di riqualificazione dovuti. Ovviamente poiché la situazione è in movimento, va riveduto l’ordinamento professionale delle Autonomie Locali, adattandolo sia alle nuove figure professionali sia alle nuove esigenze di percorso economico-giuridico. Questo perché pagare correttamente il lavoro significa far crescere la società. I servizi che vanno riorganizzati a partire dalle esigenze reali dell’attività, devono prevedere che a pari mansioni corrispondano gli stressi trattamenti economici (sanità pubblica e privata, assistenza alla persona pubblica e privata, pulizie ecc)
  5. Crescere, infatti, significa avere una società non con una buona media di reddito, ma con una buona distribuzione del reddito: serve quindi evitare che l’Ente pubblico sia causa dell’impoverimento della società partecipando al processo di disomogeneizzazione dei contratti e finanziando appalti che favoriscono società e cooperative che tra un po’ diventano l’emblema della nuova schiavitù.